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di Marco Bresadola

Verso la fine del Settecento, in un'epoca di grandi innovazioni per la scienza europea, Luigi Galvani diede importanti contributi allo studio dell'elettricità.

Galvani nacque a Bologna il 9 settembre 1737. All'inizio degli anni sessanta, dopo essersi laureato in filosofia e medicina come usava allora, cominciò ad insegnare anatomia nell'Università della città dove era nato e aveva studiato, entrando anche a far parte dell'Accademia delle Scienze.

Nel 1766 fu nominato "custode e ostensore" delle cere anatomiche dell'Accademia.

In quegli anni Galvani compì le sue prime ricerche sulla struttura e le funzioni dell'orecchio, dei reni e degli ureteri dei volatili, seguendo un indirizzo di anatomia comparata che vedeva nello studio degli animali una via per chiarire la struttura e le funzioni del corpo umano. Lo stesso indirizzo è sottinteso alle ricerche elettriche sulle rane, che portarono Galvani a sostenere l'esistenza di una elettricità propria degli animali.

La pubblicazione di queste ricerche nel 1791, nel trattato intitolato De viribus electricitatis in motu musculari ("Le forze dell'elettricità nel moto muscolare"), diede avvio ad una delle controversie più accese e feconde della storia della scienza.

Il De viribus apparve nel periodico dell'Accademia delle Scienze di Bologna, i Commentarii. Galvani ne fece pubblicare anche alcune copie a parte, come un libro indipendente, mentre un'edizione più ampia curata dal nipote Giovanni Aldini uscì a Modena l'anno successivo.

Il De viribus è organizzato come un racconto delle esperienze condotte da Galvani nell'arco di un decennio ed è diviso in quattro parti.

Nelle prime due sono descritti gli esperimenti sulle contrazioni delle zampe di rana in presenza dell'elettricità "artificiale", cioè emessa dalle macchine elettriche allora note, o dell'elettricità "atmosferica" che si manifesta nel fulmine. In entrambi i casi le zampe si contraevano ogni volta che la sorgente elettrica si scaricava, anche senza un contatto diretto tra questa e la rana.

Questo risultato era di per sè sorprendente. Ma la svolta cruciale nelle ricerche galvaniane fu l'osservazione delle contrazioni muscolari in assenza di una scarica elettrica. Galvani notò infatti che si potevano produrre le contrazioni semplicemente stabilendo un collegamento con un arco metallico tra il nervo e il muscolo della zampa. Nella terza parte del trattato sono descritti gli esperimenti con l'arco metallico, che portarono Galvani a concepire il muscolo come un condensatore animale.

Secondo Galvani, le contrazioni e il moto muscolare erano dovuti ad un fluido elettrico interno alla rana, secreto dal cervello, trasmesso dai nervi e accumulato nei muscoli.

Questa, per dirla con un contemporaneo, era "una scoperta che fa tanto onore a tutta l'Italia"; una scoperta per interpretare la quale si impegnarono decine di ricercatori europei, affascinati dal "galvanismo" e dalla curiosa combinazione di fenomeni fisici e biologici osservata nelle rane.

La maggior parte degli esperimenti sulle rane furono eseguiti da Galvani nel laboratorio che aveva allestito in casa

In questa rappresentazione del laboratorio (non si sa quanto fedele) accanto alla rana preparata per gli esperimenti si notano alcuni strumenti tipici delle ricerche dell'epoca sull'elettricità e altri inventati dallo stesso Galvani.

La macchina elettrostatica e la bottiglia di Leida - questi due esemplari, oggi conservati a Londra, appartenevano allo scienziato bolognese - erano utilizzate da Galvani per produrre la scarica elettrica destinata a provocare le contrazioni muscolari nella rana.

Nel corso dei suoi esperimenti Galvani ideò diversi apparati sperimentali o "macchinette", come questo recipiente di vetro costituito da due caraffe sovrapposte.

La rana collocata dentro l'apparecchio rimaneva isolata dall'esterno, permettendo di controllare meglio le variabili dell'esperimento.

Le note manoscritte degli esperimenti galvaniani, che si sono conservate e in cui si trovano spesso schizzi autografi di apparati sperimentali, consentono di ricostruire lo sviluppo delle ricerche che portarono Galvani a proporre la sua teoria, secondo cui gli esseri viventi hanno una elettricità loro propria.


Nel Settecento la medicina era una disciplina largamente libresca. L'anatomia, la fisiologia, ma anche la conoscenza e la cura delle malattie erano trasmesse prevalentemente attraverso i libri.

Galvani possedeva una biblioteca personale di circa 400 volumi, la metà dei quali di argomento medico. Questo dato riflette il fatto che Galvani svolse per tutta la vita l'attività di insegnante di anatomia e ostetricia, oltre a lavorare come medico e chirurgo negli ospedali bolognesi.

Nella biblioteca, di cui è stato rinvenuto recentemente l'inventario, erano presenti i testi di Ippocrate, Galeno, Avicenna, ma anche le opere pi importanti della medicina settecentesca, come il De sedibus et causis morborum di Giambattista Morgagni, considerato l'iniziatore della moderna anatomia patologica.


La biblioteca di Galvani fornisce indicazioni preziose per comprendere il contesto in cui si svolsero le sue ricerche sul moto muscolare e l'elettricità animale.

Galvani, come dimostrano i suoi libri, aveva una conoscenza approfondita delle fondamentali ricerche fisiologiche compiute dal grande medico svizzero Albrecht von Haller.

Galvani inoltre conosceva bene gli scritti del fisico Giambattista Beccaria, uno dei maggiori studiosi di elettricità dell'epoca.
Le testimonianze recentemente rinvenute sulla biblioteca e gli studi di Galvani confermano ancora una volta che la scienza oltre che di osservazioni, esperimenti e tecnologie sofisticate, è fatta anche di libri e letture fondamentali. Ricostruire le fonti delle conoscenze degli scienziati consente di comprendere meglio i loro risultati e rende la scienza un'impresa più umana di quanto appaia spesso agli occhi dei profani e nelle interpretazioni di alcuni storici.