BIOGRAFIA DI MONDINO DE' LIUZZI DA
BOLOGNA
Piero Giorgi
Introduzione
I maggiori storici della medicina
sono d'accordo nell'assegnare a Mondino de' Liuzzi un ruolo determinante nel
progresso delle discipline anatomiche e della medicina in
generale.[1] Nonostante ciò
manca una biografia recente e completa di questo famoso medico medievale, il
quale introdusse la dissezione del cadavere per l'insegnamento e
all’inizio del XIV secolo scrisse Anothomia, il primo trattato di
anatomia umana.
Lo scopo di questo lavoro è di presentare assieme
informazioni disseminate in testi e periodici di difficile accesso limitato
anche per il lettore motivato. Due autori che si sono sforzati di offrire una
biografia completa di Mondino sono Giovanni Fantuzzi nel 1788
[2] e Lino Sighinolfi nel 1930.
[3] Da allora nuove informazioni sono
apparse, errori sono stati corretti e, soprattutto, tendenze nuove si sono
sviluppate nella storia e filosofia della scienza.
Alla fase puramente
cronachistica della storia della medicina è subentrata una nuova tendenza
epistemologica basata sullo studio delle componenti sociali che influenzarono il
progresso della conoscenza e delle idee filosofiche che ispirarono
innovazioni.[4] Per soddisfare le
necessità di questa nuova ottica storica occorre dare un rilievo speciale
all'informazione biografica, in modo da interpretare meglio il contesto sociale
e politico in cui operò il personaggio in questione.
Una tendenza
ancora accettata nella storia della medicina medievale e rinascimentale è
di trascurare le fonti primarie della biografia dell’autore di
un’opera studiata, mentre le fonti testuali dell’opera stessa sono
analizzate e documentate con grande cura. Sembra quasi che lo studioso voglia
prendersi una meritata pausa dal rispetto delle fonti, per offire una visone
più colorita e speculativa, forse umana, dell’autore in questione.
Ecco che espressioni del tipo ‘sembra che’ o anche ‘la
tradizione popolare vuole’ diventano accettabili e notizie infondate
vngono perpetuate nel tempo. Questa biografia è invece basata su ventuno
documenti manoscritti dei secoli XIII e XIV, su tre cronache bolognesi antiche e
su di una pietra tombale di famiglia. Le notizie biografiche includono periodi
prima e dopo la vita di Mondino e sono presentate in ordine cronologico assieme
a commenti critici. Per ogni fonte biografica si è fornita la
localizzazione del documento originale e la referenza dell'autore che lo ha
descritto per la prima volta. Ad eccezione della pietra tombale e delle
edizioni delle cronache bolognesi, chi scrive non ha visto i documenti originali
qui menzionati, i quali sono stati riportati così come citati dalle fonti
secondarie.
Un riassunto della vita ed opera di Mondino, basato sulle
informazioni presentate in questa biografia e nelle note di fondo pagina della
traduzione dell'Anothomia si trova nella sezione finale intitolata
'Mondino uomo e medico'.
Notizie biografiche precedenti
Le prime notizie biografie di Mondino de' Liuzzi furono il
frutto dell'Illuminismo in Italia. Nel 1775 Girolamo Tiraboschi incluse le
opere scientifiche nella sua 'Storia della Letteratura Italiana' e dedicò
ampio spazio a Mondino.[5] Qualche
anno dopo Fantuzzi[6] aggiunse
qualche nuova informazione nelle sue 'Notizie degli Scrittori Bolognesi' e
compilò una biografia che rimase la base di riferimento per i successivi
150 anni. Informazioni sulla vita di Mondino apparvero nello stesso periodo nei
lavori di diversi autori.[7]
Gli
storici della medicina del XIX secolo s'interessarono più della
produzione accademica di Mondino e del suo significato nell'evoluzione
dell'anatomia, che degli aspetti ancora oscuri della sua vita. Così le
note biografiche incluse nel 'Compendio storico della Scuola Anatomica di
Bologna' di Michele Medici, pur correggendo alcuni errori e trascrivendo alcuni
testi da manoscritti originali, aggiunsero poco a ciò che già si
sapeva nel secolo precedente.[8]
Nonostante il tentativo di chiarimento da parte di un autore
ignoto[9], si continuava a confondere
Mondino de' Liuzzi da Bologna con il medico contemporaneo Mondino da Cividale, o
con un certo Mondino da Forlì che non è mai esistito. In questo
periodo informazioni su Mondino apparvero nei lavori di un certo numero di altri
autori.[10]
La confusione tra
diversi Mondini si trascinò durante la prima metà del XX secolo,
benché Sighinolfi producesse, nella sua edizione
dell’Anatomia, un'ottima biografia con alcune nuove informazioni
ottenute con ulteriori ricerche
d'archivio.[11] In questo periodo
nuovi documenti d'archivio furono descritti anche da
altri[12] e note informative su
Mondino apparvero nei lavori di altri
autori.[13]
L'identità di
Mondino de' Liuzzi è stata definitivamente chiarita solo nel
1955.[14] Note biografiche sono
apparse nella seconda metà del XX secolo nei lavori di vari
autori[15], particolarmente nel
lungo lavoro su Taddeo Alderotti ed i suoi allievi di Nancy
Siraisi.[16]
Albero genealogico dei Liuzzi
Rainerio de'
Liuzzi
Albizzio
Liuzzo Rainerio
sposò Bella
di Guidone
Gonelli
MONDINO Gerino Benedetto
Lucio
sposò Giovanna
di Giacomo Conversi
e Mina
di Gandone de'
Gandoni
Gabardino Ludovico Leone (o Liuzzo)
Massia Orabilia Mondino
Esiste un'incongruenza
nell'identità dei fratelli di Mondino. I nomi riportati qui sono quelli
indicati nel suo testamento del 1326 (cf. XXIII) e ripetuti nell'inventario
postumo dei beni (cf. XXIV). Ma in un documento di vendita terriera del 1305
(cf. VII) il padre Raineiro figura avere tre figli, Albizzio, Francesco e
Mondino. Non esiste una spiegazione plausibile per questa differenza, ma si
può pensare che i documenti redatti vicino alla morte di Mondino siano
più attendibili, data l'importanza che veniva attribuita nel medioevo
alla redazione dei testamenti.
Fonti biografiche
I)
1259 - La famiglia di Mondino è iscritta nella Società dei Toschi
di Bologna.
Archivio di Stato di Bologna (segnatura non indicata)
probabilmente in Statuti della Società dei Toschi, Statuti delle
Società delle Armi, sec. XIII-XIV, busta n.3.
[17]
In questa corporazione della
gente originaria della Toscana la famiglia di Mondino risulta iscritta tra gli
anni 1259 e 1314 (cf. XII) con un'ortografia del nome che varia tra Liucci,
Luzzi e dal Luzzo. Lo stemma della famiglia aveva due lucci verticali su fondo
azzurro (cf. XVII).
[ Nascita di Mondino. Come indicato
più sotto (cf. V), Mondino è nato a
Bologna.[18] Non conosciamo l'anno
di nascita, ma poiché si laureò probabilmente nel 1290-91 (cf.
‘Laurea di Mondino’ qui sotto) secondo il sistema d'educazione
universitaria del tempo dovrebbe essere nato attorno al 1270. Per esempio, suo
figlio Mondino jr. nacque nel 1326 e si laureò nel 1348 a 22 anni (cf.
XXIV).]
II) 1270 - Il nonno di Mondino apre una farmacia a
Bologna.
Archivio di Stato di Bologna, (segnatura non indicata)
probabilmente in Ufficio dei
Memoriali.[19]
In quell'anno
Albizio de' Liuzzi e suo figlio Liuzzo stesero un contratto con il medico
Bartolo di Rainerio riguardante la conduzione di una farmacia. I Liuzzi
pagavano a Bartolo 40 lire bolognine all'anno per ottenere la conduzione della
farmacia ed un quarto nei guadagni di quel commercio di spezie e medicinali.
Infatti il documento trascritto da Sarti e Fattorini stabilì che
"Dominus Albizius quondam domini Raynierii de Liucciis et magister Liucius
eius filius promiserunt solvere domicilio magistro Bartholo, doctori in fixica,
hinc ad unum annum libras XXXX Bononinorum, quas ei debent ad laborandum in arte
spetiarie ad quartam partem lucri et damni".
Questo contratto è
molto importante per diverse ragioni. Innanzitutto documenta nei dettagli un
rapporto che era noto esistere tra medici e farmacisti nel medioevo
bolognese.[20] Inoltre impariamo
che i Liuzzi erano tradizionalmente dei farmacisti, cioè commerciavano in
spezie ed erbe curative. Probabilmente quando si installarono in Bologna non vi
erano ancora dei medici ben qualificati in famiglia (cf. IV e VIII) e dovettero
accordarsi, come di costume, con dei medici di successo per assicurarsi un
commercio fiorente. Il commercio iniziato dai Liuzzi ebbe successo dato che
presso la chiesa di S. Maria dell'Aurora rimase una Spezieria del Mundino fino
al XVIII secolo con un Dottore come
insegna.[21]
Bartolo di Rainerio
era un medico di origine fiorentina ben noto in Bologna per essere uno dei
medici curanti di Enzo, re di Sardegna e figlio dell'Imperatore Federico II,
durante la sua lunga prigionia in
Bologna.[22] Questo conferma i
rapporti importanti che i Liuzzi intrattenevano sia con gli immigrati toscani
che con la fazione Ghibellina che frequentava la corte di Re Enzo nella sua
residenza obbligata bolognese.
III) 1280 - I Liuzzi si schierano
pubblicamente con i Ghibellini bolognesi.
Cronaca Varignana (ms 432) e
cronaca Rampona (ms 431), Biblioteca Universitaria di
Bologna.[23]
In quell'anno (o
forse già nel 1279) Bertoldo Orsini, Conte di Romagna e Podestà di
Bologna, invitò gli esiliati Ghibellini a ritornare a Bologna per cercare
una riconciliazione con la fazione Guelfa della città. Nonostante il
tentativo di mediazione del Podestà le due fazioni capeggiate
rispettivamente dai Lambertazzi e dai Geremei ebbero scontri sanguinosi nella
piazza del mercato.
In occasione dei negoziati il Podestà
convocò le famiglie più importanti delle due fazioni e la cronaca
Varignana riporta i nomi delle 68 famiglie che sostenevano i Geremei e delle 85
famiglie che sostenevano i Lambertazzi. In questa seconda lista figurano i
Liuzzi ('Liucci' nel testo) subito dopo le famiglie dei Caccianemici Piccoli e
dei Toschi. Occorre però notare che nella stessa lista di famiglie
riportata dalla cronaca Rampona (edita in parallelo con la Varignana) i Liuzzi
non figurano e che nella cronaca omologa Miscella Bononiensis edita dal
Muratori[24] i Liuzzi figurano in un
ordine di nomi diverso.
La posizione politica dei Liuzzi è importante
per capire altri eventi della biografia di Mondino (cf. VI).
IV) 1281
- Lo zio Liuzzo figura in un documento censuario.
Archivio di Stato di
Bologna, (segnatura non indicata) probabilmente in Ufficio dei Riformatori degli
Estimi.[25]
In quell'anno Liuzzo
de' Liuzzi figura come abitante nella parrocchia di San Vitale. Liuzzo, qui
identificato come Lucius medicus, denunciò un reddito di 16 lire
bolognine.
Il titolo di medicus associato con Liuzzo nel 1281 è
interessante, poiché probabilmente egli non insegnava ancora
all'università. Si deve pensare che Liuzzo praticasse la medicina anche
senza qualificazioni accademiche in connessione con la conduzione familiare
della farmacia. Infatti il titolo medievale di medicus non implicava che
quella persona fosse né laureato né insegnante. Bisogna anche
notare che nel medioevo chiunque insegnasse un'arte - fosse associato
all'università o no - aveva il titolo di
magister.[26] Poiché
nel documento del 1270 (cf. II) il nome di Liuzzo è preceduto dal titolo
di magister, forse egli praticava la medicina ed istruiva apprendisti
medici mentre ancora studiava medicina all'università, o anche
prima.
Non si può fare a meno di notare come un reddito di 16 lire sia
ben inferiore, per esempio, alle 40 lire pattuite undici anni prima per la
conduzione della farmacia (cf. II).
[ La laurea di Liuzzo.
Fantuzzi[27] dice che Liuzzo era
medicus nel 1281 (cf. IV), 'Lettore Fisico' nel 1295 e 'Professore di
Medicina all'Università nel 1307, senza chiarire le sorgenti
d'informazione. Mazzetti[28],
citando Fantuzzi, interpreta il termine medicus come prova (insufficente,
cf. IV) che fosse già laureato in medicina nel 1281 e trascrive l'anno in
cui sarebbe stato lettore come 1292.
Sighinolfi[29], senza citare i
precedenti autori, riporta le due informazioni quasi sicuramente sbagliate di
Mazzetti aggiungendovi anche l'insegnamento nell'anno 1295, come riferito da
Fantuzzi. La cosa è strana se si considera che lo stesso Mazzetti in un
lavoro precedente[30] aveva
pubblicato i nomi che figurano nel catalogo dei laureati ed aggregati agli
antichi Collegi di Medicina e di Filosofia ed aveva incluso "Luzzi Luzio (poi
corretto in Liuzzo a p. 459), Medico, Filosofo", come laureatosi nel
1306.[31] Ghirardacci non fornisce
nessuna lista di docenti universitari nel 1292 e nel 1295. Egli cita invece
Liuzzo nel 1308,[32] il che sembra
giusto dato che la sua nomina era stata decretata dal Comune nel 1307 per
l'insegnamento dell'anno seguente (cf. VIII). Una laurea di Liuzzo nel 1306 non
è quindi attendibile in quanto sarebbe stata ottenuta ben diciassette
anni dopo quella del nipote Mondino; inoltre non sarebbe in accordo con un
documento del 1295 (cf. V) nel quale Liuzzo viene qualificato doctor fisice
[sic], cioè laureato in medicina. Questo breve studio critico sulla
laurea di Liuzzo de' Liuzzi è stato inserito qui soprattutto per
dimostrare l'importanza di specificare la fonte dell'informazione fornita in una
biografia. ]
[ La laurea di Mondino. La determinazione della data
della laurea di Mondino presenta problemi simili a quelli della laurea di
Liuzzo. Alidosi[33] fu il primo a
dire che Mondino si laureò nel 1290, senza citare la fonte
d'informazione. Qualche anno dopo Albertini disse che si era laureato nel
1291.[34] Fantuzzi (cf. nota 2)
riportò la data del 1290 senza citarne la fonte e d'allora tutti gli
autori l'hanno ripetuta, anche per estrapolare una possibile data di nascita
come nel caso di Sighinolfi.[35] In
realtà i documenti di cui disponiamo forniscono soltanto le informazioni
seguenti. Fino al 1311 i documenti si riferiscono a Mondino come
magister, quindi non necessariamente laureato (cf. IV). In un caso
giudiziario del 1311 Mondino fa uso dei privilegi accordati agli insegnanti
universitari (cf. X), quindi deve essere laureato. Il relativo titolo di
doctor gli viene assegnato esplecitamente per la prima volta in due
documenti del 1314 (cf. XII) e del 1315 (cf. XIII). Sulla base di altre
informazioni nella sua biografia, proporrei che Mondino abbia conseguito la
laurea qualche tempo dopo suo zio (vedi sopra), probabilmente verso la fine
degli anni Novanta, poco prima di essere bandito da Bologna, or subito dopo il
suo ritorno in città (cf. VI). ]
V) 1295 - Liuzzo è
impegnato in una transazione commerciale.
Archivio di Stato di Bologna,
memoriali del notaio Petrizzolo da Medicina del 17 ottobre, c. 46
tergo.[36]
Si tratta solo di una
vendita di beni rurali, che però fornisce informazioni importanti
riguardo la famiglia di Mondino. Qui il defunto nonno Albizzio, viene definito
come 'fiorentino', mentre Liuzzo ed il fratello Rainerio (padre di Mondino) non
furono qualificati come tali in nessun documento a noi noto. Da questo si
potrebbe dedurre che la generazione del padre di Mondino acquisì la
cittadinanza bolognese o per nascita o per elezione. Ciò rende Mondino
un bolognese di seconda generazione, eliminando così ogni dubbio sulla
sua cittadinanza, dubbi che sono sussistiti nella letteratura fino al 1955,
cioè prima del lavoro di
Dall'Osso[37] che, d'altra parte,
usò argomentazioni ottime ma diverse.
E' curioso notare come
l'informazione offerta dai tre importanti documenti trovati da Dallari - questo
e altri due descritti più sotto (cf. IX e XIII) - non sia stata
utilizzata dagli autori che si sono occupati della scuola medica bolognese.
Forse non è stato d'aiuto il fatto che questo lavoro sia apparso nella
bibliografia offerta da Sarton[38] e
poi Siraisi[39] con un'indicazione
sbagliata (vol. 14 invece di vol. 23) ed il fatto che il recensore
dell'autorevole rivista ISIS abbia definito i documenti in questione come "peu
importants
d'ailleurs".[40]
VI)
1302/03 - Mondino rientra a Bologna dopo una condanna al confino come
Ghibellino.
Archivio di Stato di Bologna, (segnatura non indicata)
probabilmente in Riformagioni e
provvigioni.[41]
Vito
Vitale[42] racconta che nel 1299
otto sapienti di parte guelfa (due per quartiere) scelsero duecento fra i
più temibili ghibellini da tenere al confino, mentre le loro famiglie
avevano il permesso di rientrare a Bologna e riavere i loro beni. Tra il 1300
ed il 1305 Bologna ebbe un governo di Bianchi e Ghibellini perché il
comune si alleò con queste fazioni della Toscana e di Forlì per
rafforzare la propria posizione contro il marchese Azzo VIII d'Este di Ferrara.
Il bisogno di finanziare le truppe spedite a Pistoia convinse il comune a
richiedere un compenso in denaro ai banditi del 1299 in cambio del loro ritorno
in città. Uno di questi temibili banditi era Mondino che dovette pagare
1000 lire bolognine, una somma considerevole se il valore di una casa era di 350
lire (cf. IX).
L'impegno politico della famiglia Liuzzi (cf. III) e quello
personale di Mondino deve essere stato notevole, per aver causato il suo
allontanamento in questa occasione. Ma notevoli devono essere anche state le
loro disponibilità economiche, per consentire di riscattare il giovane
medico con una somma del genere.
Un particolare di notevole interesse in
questo episodio è la presenza del famoso medico Bartolomeo da Varignana
alla presidenza del Consiglio degli Anziani che liberò Mondino. E'
possibile che Bartolomeo, appartenente ad un'antica famiglia di medici del
contado bolognese, non vedesse di buon occhio la recente invasione di medici
toscani ed i suoi conflitti con Taddeo Alderotti sono ben
documentati.[43] D'altra parte
Bartolomeo parteggiava per la fazione Guelfa moderata dei Bianchi e deve essere
stato bendisposto verso un Mondino bolognese, forse Ghibellino ma non certo
Guelfo Nero, ottimo medico e, probabilmente, compagno di studi presso la nuova
facoltà medica dell'Università di Bologna.
VII) 1305 -
Il padre Rainerio vende un terreno agricolo.
Archivio di Stato di
Bologna, memoriali del notaio Azzolino di Pietro
Montanari.[44]
Il 4 agosto di
quell'anno Rainerio, figlio del defunto Albizzio de' Liuzzi vendette a Giacomo,
figlio del defunto Frate Ugolino, un pezzo di terra di undici tornature con una
vigna e del bosco. La terra era posta in località Rio di
Purpurola[45] nel contado di Bologna
e fu venduta per 89 lire bolognine.
L'interesse di questo documento resta
nella ricca informazione riguardante la famiglia di Mondino. Rainerio abitava
nella parrocchia di San Antonino, zona di quartiere dei Caccianemici, assieme ai
suoi tre figli, Albizzo, Francesco e Maestro
Mondino.[46] Dallo stesso documento
impariamo inoltre che la madre di Mondino si chiamava Bella di Guidone Gonelli e
che sua moglie era Giovanna, figlia del defunto Giacomo Conversi.
E'
interessante notare da questo documento che Mondino, circa trentacinquenne,
sposato ed insegnante di medicina, abitava ancora con il padre. Per di
più, la sua rinuncia ai diritti di proprietà sulla terra di
fronte al notaio fu fatta in presenza del padre, perché Mondino non era
ancora legalmente emancipato.
VIII) 1307 - Liuzzo viene assunto come
lettore dell'Università per il 1308 con uno stipendio dal Comune di
Bologna.
Archivio di Stato di Bologna, Riformagioni e provvigioni, vol.
8, c.234.[47]
Con una delibera
del 31 luglio di quell'anno, il Comune elegge "ad legendum ordinarie et extra
ordinarie pro anno futuro cum sallario secundum quod per dominos Anzianos fuerit
deliberatum, et cum propter publicam utilitatem Comunis et Populi Bononie visum
fuerit Rectoribus et Universitati scholarium, ... Nomina vero doctorum
ellettorum per ipsa Universitatem ... [qui si nominano sette docenti].
Addictio facta per Anzianos: ... Dominus magister Liuccius, doctor fisice,
... [qui si nominano sei docenti]".
E' interessante che Liuzzo fosse
stato eletto dal Consiglio degli Anziani e non dall'università degli
studenti. Forse l'appoggio politico dei Liuzzi, o di Liuzzo in particolare, era
basato su rapporti commerciali e corporativi di quartiere, più che sulla
popolarità presso gli studenti. Le cronache
bolognesi[48] documentano come gli
Anziani fossero eletti dai singoli quartieri. Nel passato il Consiglio degli
Anziani aveva già mostrato clemenza verso le inclinazioni Ghibelline del
nipote Mondino, anche se in questo caso fu forse un buon rapporto accademico ad
influenzare la decisione (cf. VI).
IX) 1307 - Liuzzo e Mondino
insegnano assieme.
Archivio di Stato di Bologna, Ufficio dei riformatori
degli estimi, Quartiere di Porta Ravegnana, Parrocchia di San
Vitale.[49]
Tra il 1296 ed il
1330 il Comune bolognese eseguì ben cinque indagini generali sulle
proprietà dei cittadini per determinare il livello delle tasse imposte.
In questo documento Liuzzo de' Liuzzi, identificato come Dominus Magister
Leucius Doctor in medicina dichiara il valore dei propri beni che sono case,
terre e bestiame per un valore totale di 693 lire bolognine e 10 soldi.
Due
informazioni sono d'interesse per la biografia di Mondino. Innanzitutto Liuzzo
dichiara di vivere con la sua famiglia in una casa presso iuxta andronam
Justoli, iuxta stratam publicam Sancti Vitalis con un valore dichiarato di
350 lire bolognine. Questo non è l'indirizzo indicato due anni prima
(cf. VII) come domicilio del fratello Rainerio e famiglia, Mondino incluso.
Quindi zio e nipote non abitavano assieme, il che è confermato da un
altro documento del 1311 (cf. XI). D'altra parte il documento qui analizzato
fornisce la prova di una collaborazione intima a livello professionale. Infatti
la seconda casa denunciata da Liuzzo viene usata assieme dai due maestri per
l'insegnamento privato: "Item habet unam aliam domum Bononie in capella
Sancti Martini de Caranimicis, in qua legit ipse et nepos eius et non habet
aliquam utilitatem ex ea, iuxta d. Gand. domum de Malconsiglia, iuxta Philipum
fornarium et iuxta viam publicam, quam extimat viginti libras bon". Il
fatto che nepos eius sia Mondino è convalidato da un documento
analogo del 1315 (cf. XIII).
Il fatto che i docenti medievali insegnassero in
case private è stato ben
documentato[50]. Il fatto che
Liuzzo e Mondino utilizzassero la stessa casa, di proprietà del primo,
conferma esplicitamente due aspetti già derivabili indirettamente dalle
altre fonti biografiche: zio Liuzzo doveva aver introdotto il nipote allo studio
e alla pratica della medicina e i due maestri dovevano avere interessi
accademici molto simili ed un rapporto professionale importante.
X)
1311 - Mondino è coinvolto in una rissa tra studenti, viene denunciato ed
evita il processo.
Archivio dello Stato di Bologna, sezione del Comune,
Carte di corredo agli Atti del Podestà, secondo
semestre.[51]
L'11 dicembre di
quell'anno scoppiò una rissa quando Andrea da Viterbo, Rettore degli
scolari d'arte,[52] venne assalito
all'improvviso da altri studenti nella sua abitazione, o locanda, situata nella
parrocchia di San Antonino del quartiere di Porta Stiera. Tra gli assalitori vi
erano Guglielmo e Ugolinuccio da Gubbio, il quale era molto offeso, e tutti
lanciavano ingiurie all'Università ed anche al Comune. Poiché
Andrea sembrava minacciato nella vita, alcuni dottori e scolari vennero in suo
aiuto. Nella rissa furiosa che ne derivò Guglielmo restò
leggermente ferito e sporse querela verso Andrea ed altre persone che lo
aiutarono, fra le quali il documento menziona Mondino de' Liuzzi.
Il 15
dicembre seguente Mondino dovette scolparsi in tribunale e lo fece asserendo che
l'accusa era priva di fondamento e che, in ogni caso, egli, in qualità di
docente universitario era persona privilegiata e quindi non perseguibile:
"Dicit magister Mondinus filius domini Nerii q. Albici Leutii privilegiate
persone novo privilegio et ex persona ipsius non debere procedi in inquisitione
facta per dom. Ormanum judicem ... tam de privilegio quam de filliatione ex eo
quod incontinenti cum ocaxione malleficii commissi in personam ser Guillelmi de
Agubio cum sanguinis affluxione. Die XVIII decembris pronunciavit non procedi,
presentibus dom. Bonuilano judice et Bernardo Gandulfi et ser Tano, porrecta
dicta die". Con una procedura spedita, il tribunale decideva tre giorni
dopo di non perseguire Mondino.
L'episodio descritto in questo documento
conferma che gli insegnanti bolognesi nel medioevo godevano di privilegi
notevoli, anche quello di evitare procedure
giuridiche.[53] Per quel che
riguarda il carattere di Mondino, questo episodio lascia pensare che egli non
fosse il tipo da evitare conflitti sia politici (cf. VI) che personali, ma non
disprezzava usare privilegi - e denaro come nel caso precedente - per evitare
noie con le istituzioni.
L'indirizzo di Andrea da Viterbo è di un
certo interesse. In altri documenti descritti qui (cf. VII, XI e XIII)
s'apprende che Mondino abitava nella medesima parrocchia di San Antonino - di
Porta Stiera (cf. XIII) - e che l'edificio in cui insegnava era adiacente. E'
possibile che Mondino, come tanti altri docenti universitari, affittasse stanze
a studenti, forse nella stessa casa in cui insegnava. Un altro documento
descritto più avanti (cf. XX) confermerebbe questo fatto. In questo caso
è da notare che ospitare il Rettore degli scolari di arti confermerebbe
il fatto che Mondino intratteneva rapporti sociali, accademici e politici di un
certo livello (cf. XV e XXI).
XI) 1311 - Un documento notarile
menziona l'indirizzo di Mondino.
Archivio di Stato di Bologna,
(segnatura non indicata) documento descritto nel Fondo Mazzoni-Toselli,
Biblioteca dell'Archiginnasio di
Bologna.[54]
Nelle carte legali
bolognesi del medioevo era d'uso definire gli indirizzi civici sia citando il
quartiere, la parrocchia, la porta e la strada sia identificando chi abitava
d'appresso. In questo caso una persona coinvolta in un caso penale è
detta abitare nella parrocchia di Sant'Antolino (o Antonino) vicino a
magister medicus Mondinus.
Questo sembra lo stesso indirizzo in cui
Mondino era detto abitare con il padre nel 1305 (cf. VII) ed in cui Mondino
abitava nel 1315 (cf. XIII). Il fatto che Mondino sia menzionato qui come
capofamiglia del domicilio fa supporre che a quel tempo si fosse già
emancipato dal padre (cf. VII).
Busacchi ritiene che questo sia il primo
documento in cui ci si riferisce a Mondino con il titolo di maestro di medicina.
Da questa raccolta di documenti risulta invece che questo titolo gli sia stato
già attribuito nel 1307 (cf. IX), senza contare l’altro documento
dello stesso anno 1311 (cf. X).
XII) 1314 - Mondino figura negli
statuti della Società dei Toschi di Bologna.
Archivio di Stato di
Bologna (segnatura non indicata) probabilmente in Statuti della Società
dei Toschi, Statuti delle Società delle Armi, secc. XIII-XIV, busta n.3
.[55]
E' interessante che Mondino
de Liuzzi, bolognese di seconda generazione (cf. V), sia ancora iscritto alla
Società dei Toschi ben 55 anni dopo la prima iscrizione dei Liuzzi (cf.
I). Questo conferma l'idea che le società d'armi ebbero un potere
politico notevole tra il 1230 ed il 1370-80 e che c'era convenienza ad
appartenere ad una di esse anche se la definizione corporativa della
società non calzava
esattamente.[56]
Stranamente in
questo documento Mondino viene definito come doctor loyca, dato che
l'insegnamento della Logica era riservato ai docenti di medicina
inesperti[57] mentre Mondino doveva
aver insegnato da più di vent’anni.
XIII) 1315 - Mondino
abita in una casa di proprietà dello zio.
Archivio di Stato di
Bologna, Ufficio dei riformatori degli estimi, Quartiere di Porta Ravennate,
Parrocchia di San Vitale.[58]
Le
circostanze riguardanti questo documento sono le stesse di quelle dell'estimo
censuario rilasciato da Liuzzo nel 1307 (cf. IX). Otto anni più tardi le
proprietà dichiarate dallo stesso, qui identificato come Magister
Leucius Doctor in scientia medicine, sono diverse. L'abitazione di Liuzzo
sembra essere la stessa, ma ora aggiunge che parte della casa pensionata est
hoc anno per libras XVI bon. Probabilmente affittava stanze a studenti,
come già discusso per Mondino (cf. X e XX.
L'informazione importante
di questo documento è che Liuzzo possiede una casa che è usata da
Mondino come abitazione nei pressi della sua scuola in cui insegna: Item
habet in quarterio predicto Sterij
[59] in capella Sancti Anthollini
domum unam quam concessit nepoti eius magistro Mondino regenti (sic)
[60] in medicina pro eius
habitatione iuxta viam publicam , iuxta Avexellam et iuxta scolas in quibus
regit (sic) dictus magister et iuxta dominam Johannam tabernariam, quam estimat
libras C ".
La parrocchia di San Antonino è la stessa in cui
Mondino abitava con il padre Rainerio nel 1305 (cf. VII) e dove abitava lui
stesso nel 1311 (cf. XI). Dato che gli altri documenti non specificano chi
fossero i vicini, non si può sapere se si trattasse proprio della stessa
casa.
Benché Liuzzo e Mondino usassero case private per l'insegnamento
(cf. anche IX), queste non erano le stesse in cui essi abitavano. Se
l'insegnamento dei due maestri - certamente nel caso di Mondino - riguardava
anche l'anatomia pratica, cioè dissezioni di animali e cadaveri umani,
questa sistemazione troverebbe una giustificazione.
Il termine tabernaria
usato nel documento può significare sia taverniera che bottegaia;
è probabile che gli studenti che frequentavano lo studio privato di
Mondino, o vi abitavano, avessero a disposizione anche un servizio di vitto a
pagamento.
XIV) 1316 - Mondino si rende garante per un collega
docente.
Archivio di Stato di Bologna, memoriali del notaio Giovanni di
Bittino Orefice.[61]
Il 10 agosto
di quell'anno il Maestro Uguccio, figlio del defunto Gillio ed abitante nella
parrocchia di Santa Croce a Padova, registra un contratto d'insegnamento con gli
studenti del monastero di San Marco in Firenze. Uguccio s'impegna con il
rappresentante degli studenti - Zono figlio del defunto Guarnerio e proveniente
dal Popolo di San Pietricello di Firenze - di recarsi in quel monastero per
insegnare filosofia naturale per un anno a cominciare dal 1
settembre.
L'aspetto interessante della stesura di questo contratto è
la presenza di Maestro Mondino, figlio di maestro Nerino che a sua volta
è figlio di maestro Albizzo de Liuzzi della parrocchia di San Antonino
dei Caccianemici. Mondino si rende garante che Uguccio eseguirà
insegnamento secondo gli accordi presi con i Frati Remigio e Benigno del
suddetto convento.
Questo documento conferma innanzitutto i continui rapporti
che Mondino intrattenne fino alla fine della sua vita (cf. XXI) con la Toscana,
regione d'origine della sua famiglia. L'episodio attesta inoltre la fama che
Maestro Mondino doveva godere anche fuori di Bologna, se veniva chiamato a
garantire la serietà accademica di un collega di Padova che andava ad
insegnare a Firenze.
Un' altra informazione importante contenuta nel testo di
questo contratto è la dichiarazione di Mondino di essere stato emancipato
dal padre con un rogito del notaio Lambertuccio di Bertolino Botrigari, che fu
redatto in casa degli eredi di Pellegrino de' Garisendi da Firenze in presenza
dei fiorentini Giovanni Grasso del defunto Nello e Giovanni Gandolfini. Questo
fa pensare che in quell'anno il padre fosse ancora vivo e che l'emancipazione
legale di Mondino, non ancora avvenuta nel 1305 (cf. VII), corrispose con il suo
cambiamento di domicilio dalla casa paterna alla casa offertagli dallo zio nel
1315 (cf. XIII), le quali si trovavano però nella stessa
parrocchia.
XV) 1316 - Mondino e Liuzzo partecipano ad una missione
diplomatica.
"Della Historia di Bologna", cronaca di
Ghirardacci.[62]
Nel settembre di
quell'anno Giovanni, il figlio di Roberto d'Angiò ‘Re della
Sicilia’ (cioè dell’Italia meridionale), passò per
Bologna mentre viaggiava con la Duchessa Caterina di Calabria. Il Ghirardacci
racconta: "Alli 19 essendo restato in Bologna un agente del Re Giovanni per
accomodare alcune cose sue, venne a parole con Ugolino dalle Olle e Pietro di
Guglielmo da Castagneto li quali lo ferirono benché leggermente su la
testa e si fuggirono; il perché volendo il Pretore procedere contra di
alcuni altri incolpati, a torto, molti del popolo, con gridi e pietre si posero
contra di lui e tumultuarono nella piazza; liberati gli innocenti, il consiglio
tosto elesse alcuni ambasciatori Cherici e Laici, acciocché andassero al
Re Giovanni a scusarsi del caso accorso; li quali hebbero dal Re grata udienza e
accettò le scuse loro; gli ambasciatori laici furono Maestro Lucio,
Maestro Castellano, e Maestro Mondino Dottori Fisici; li religiosi furono Fra
Pietro de' Ramponi Guardiano di Frati Minori, un altro Frate e due servitori,
Fra Guidone Armeno e Fra Guglielmo de' Lambertini dell'Ordine de' Predicatori,
accompagnati da due altri servitori".
L'episodio riferito da questa cronaca
bolognese, che Sorbelli considera
accurata[63], fa pensare che la
famiglia dei Liuzzi, nonostante i propri trascorsi Ghibellini (cf. III e VI),
godesse del rispetto del governo popolare bolognese, per essere incaricati di
una missione diplomatica delicata. Il fatto che zio e nipote intraprendano
assieme questa missione conferma la qualità del loro rapporto su basi sia
professionali che politiche.
XVI) 1318 - Mondino prende in prestito
una somma di denaro.
Archivio di Stato di Bologna, memoriali del notaio
Antonio di Andrea
Bernardini.[64]
Il 18 settembre
di quell'anno Bartolomeo, figlio di Melchiorre de Conforti ed abitante nella
parrocchia di San Lorenzo di Porta Stiera, dà in prestito la somma di 200
lire bolognine a Mondino, doctor phisice ed abitante sia nella parrocchia
di San Vitale che in quella di San Martino dei Caccianemici Piccoli (sive S.
Martini de Cazanimicis pizolis). Mondino promette di versare al creditore
100 fiorini d'oro sei mesi dopo.
XVII) 1318 - Lo zio Liuzzo
muore.
Pietra tombale presso la chiesa dei S.S. Vitale e Agricola in
Arena, Via San Vitale, Bologna.
Liuzzo de' Liuzzi morì il 30 agosto di
quell'anno e fu sepolto nel cimitero della chiesa parrocchiale dei S.S. Vitale
ed Agricola. La chiesa medievale del X secolo fu distrutta (probabilmente da un
incendio) nel XV secolo ed una nuova chiesa fu costruita nello stesso luogo,
mentre il cimitero venne eliminato dallo sviluppo edilizio che
seguì.[65] Per fortuna la
pietra tombale della famiglia Liuzzi fu conservata e montata sul muro esterno
della chiesa sotto il portico di Via San Vitale. Non bisogna quindi pensare che
si tratti di un sepolcro, né del sepolcro di Mondino, come qualche autore
riporta.
Si tratta di un bell'esempio di pietra sepolcrale medievale di un
docente universitario bolognese, del tipo che si ritrova ancora in qualche
chiesa della città e nel Museo Civico
Medievale.[66] Lo scultore, Roso da
Parma, ha rappresentato su pietra arenaria gialla di
Bologna[67] Maestro Liuzzo mentre
insegna ex-cattedra ai suoi studenti di medicina. La scena è simile a
quella scolpita sulla tomba di Rolandino de' Passeggeri che morì nel
1300. L'epitaffio in terzine latine si riferisce alla fama del medico Liuzzo e
alla sua abilità nel ridare vita; acquistando un nome simile ad Ippocrate
si guadagnò l'invidia del Fato che lo fece rinchiudere nel nobile marmo
nell'anno 1318 dopo che il sole aveva girato trenta volte nel mese di
agosto.[68]
Sulla sinistra
dell'epitaffio c'è un libro con la massima Vita brevis Ars vero
longa, ispirata al primo aforisma di Ippocrate. Sulla destra c'è uno
stemma di famiglia che dovrebbe rappresentare due pesci verticali (lucci), ma
è molto alterato a causa di un atto vandalico perpetrato verso la fine
del '700, [69] probabilmente durante
i tumulti contro l'aristocrazia. Fantuzzi deve averlo osservato ancora intatto
e lo descrive con due
pesci.[70]
XVIII) 1321 -
Mondino difende la propria terra da un intruso.
Archivio di Stato di
Bologna, (segnatura non indicata) documento descritto nel Fondo Mazzoni-Toselli,
Biblioteca dell'Archiginnasio di
Bologna.[71]
Busacchi racconta
che nel 1320 Mondino acquistò un pezzo di terreno agricolo in
località Barbiano sulle colline bolognesi. Poiché un terreno
nella stessa località era stato dichiarato nel 1315 da Liuzzo (cf. XIII)
è possibile che Mondino l'abbia, almeno in parte, ereditato dallo zio.
Questa proprietà figura nell'inventario dei beni di Mondino redatta dopo
la sua morte (cf. XXIV).
In quell'anno Guido di Michele entrò nel
terreno in questione armato di un 'falzone' asportando abusivamente erbe e
legname. In un primo momento Mondino denunziò l'intrusione ed il furto,
ma poi ritirò l'accusa e Guido fu assolto.
Da questa informazione ed
altre riportate qui sembra che le proprietà terriere dei Liuzzi fossero
localizzate sulle colline fuori Bologna nella zona di Monte San Donato e lungo
la valle dell'Aposa.
XIX) 1321 - Mondino figura tra i lettori
dell'Università di Bologna.
"Della Historia di Bologna",
cronaca di Ghirardacci.[72]
Nella
cronaca di quell'anno il Ghirardacci annotò "In Medicina leggevano il
Mondino, Alberto, Peregrino de' Christiani, Bettuccio, Giuliano di Giacomo,
Guidone e Castellano tutti Dottori Bolognesi".
Il secondo nella lista
è probabilmente Alberto de'
Zancari.[73] Il quarto è
probabilmente Alberto di Rolando detto Bertuccio, che annotò alcune opere
di Mondino.[74] L'ultimo è
probabilmente il collega medico che accompagnò Liuzzo e Mondino in
missione diplomatica dal Principe Giovanni (cf. XV).
XX) 1322 -
Mondino ospita studenti.
Archivio di Stato di Bologna, carte di corredo
della Curia del Podestà, 29 dicembre 1322
.[75]
Zaccagnini riferisce
l'esistenza di documenti d'archivio che dimostrano che Mondino de' Liuzzi
ospitava studenti a pagamento. Un episodio che suggerisce proprio questa
situazione è stato descritto più sopra (cf. X).
XXI)
1323 - Il medico Fiduccio de' Milotti muore a Bologna mentre è ospite di
Mondino.
Archivio di Stato, (segnatura non indicata) probabilmente in
Ufficio dei Memoriali.[76]
Il 20
luglio di quell'anno Maestro Fiduccio de' Milotti da Certaldo, un medico toscano
che praticava a Ravenna, cadde ammalato mentre era ospite di Mondino a Bologna,
dettò il suo testamento e probabilmente vi morì. Fiduccio deve la
sua fama all'amicizia che ebbe con Dante Alighieri durante la permanenza a
Ravenna del poeta esiliato. Egli agì anche come intermediario, col nome
di Alfesibeo, nella corrispondenza intercorsa tra Dante e l'umanista bolognese
Giovanni del Virgilio, quando quest'ultimo invitò il poeta ad essere
laureato in Bologna.[77]
Ancora
una volta (cf. XIV) abbiamo prova di rapporti importanti tra Mondino ed altri
intellettuali fuori di Bologna, specialmente nella cerchia dei Toscani.
Benché Mondino abbia trascorso tutta la sua carriera medica in Bologna in
un periodo in cui era normale spostarsi tra diverse Università europee,
non bisogna pensare che egli vivesse in un mondo accademico provinciale. E'
possibile immaginare che abbia conosciuto bene il giovane poeta toscano Dante
Alighieri quando tra il 1285 ed il 1288 ambedue frequentavano lezioni
all'Università di
Bologna.[78] Una comune amicizia con
Dante non va necessariamente appellata per spiegare la visita di Fiduccio a
Mondino, cosa forse ovvia per un medico toscano che passa per
Bologna.
XXII) 1324 - Mondino figura tra i lettori
dell'Università di Bologna
"Della Historia di Bologna ",
cronaca di
Ghirardacci.[79]
Mondino figura
tra i lettori dell'Università anche nell'anno 1324: "Mastro Mondino
Dottore in Medicina leggeva in pratica col salario di cento lire". Nel 1321
Mondino insegnava medicina (cf. XIX), ora insegna pratica. Il
significato accademico e filosofico dell'armonia tra teoria e pratica presso la
scuola medica bolognese del XIII secolo è stato discusso molto bene da
Siraisi e da Ottosson.[80] Mondino
aveva compilato la sua Anothomia già da circa otto anni e la fama
di anatomico intellettuale che istruisce chirurgi eruditi (cf. XXVIII) doveva
essere già stabilita. E' quindi possibile che la pratica a cui si
riferisce la cronaca fosse proprio un corso pubblico di anatomia pratica,
cioè coadiuvata dalla dissezione. Alternativamente si sarebbe potuto
trattare di un corso di clinica farmaceutica, in considerazione del fatto che la
produzione letteraria di Mondino ci permette di descrivere le sue conoscenze
come ben più vaste della sola
anatomia.[81]
Il fatto che, dai
documenti disponibili, Mondino sia stato impiegato dal Comune per l'insegnamento
universitario solo per due anni, può significare che i documenti relativi
ad altri incarichi sono andati perduti o che egli fosse pagato direttamente
dagli studenti senza coinvolgere la burocrazia comunale.
XXIII) 1326
- Mondino detta il suo testamento
Archivio di Stato di Bologna, memoriali
del notaio Cristoforo di Pisano, c. XV v
.[82]
Questo documento e
l'inventario postumo dei beni (cf. XXIV) rappresentano la fonte biografica
più ricca di questa serie. Ci forniscono informazioni importanti sui
rapporti di parentela di Mondino, sulle proprietà destinate ad ogni
persona e sulle personalità che furono presenti some testimoni dell'atto
notarile. Il testo di questi due documenti sarà l'oggetto di una
pubblicazione futura, dato che la loro lunghezza e complessità non sono
compatibili con lo scopo di questa biografia. Qui sono riportati solo gli
aspetti più salienti.
Il 17 di Febbraio di quell'anno Mondino veniva
identificato da questo atto notarile come D. magister Mundinus quondam d.
Nerini de Liuciis , dotor phixice capelle Sancti Martini de Cazanimicis
pizolis. Egli destinò 302 lire bolognine per funzioni religiose
destinate alla salvezza della sua anima e nominò d. Iacobum de
Butrigariis legum doctorem, d. Gandonem de Gandonibus et Gennum suum fratrem
esecutori del testamento e della sua sepoltura che doveva essere fatta nella
chiesa di San Vitale.
Mondino lasciò ai suoi fratelli Gerino,
Benedetto e Lucio la casa nella parrocchia di San Antonino a Porta Nuova, la
terra in località Rio Purpurola, dei libri di medicina e della terra
posta in loco dicto scorneta in guardia Corvarie. Vi è quindi una
lunga lista di parenti, associati ed inservienti a cui lascia somme diverse per
ragioni diverse.
Mondino deve essere rimasto vedovo della prima moglie
Giovanna perché nel suo testamento appare una moglie di nome Mina alla
quale egli lascia la sua dote di trecento lire ed altri beni vari. Alle due
figlie di Mina (e di Mondino, come confermato nel documento che segue) egli
lascia trecento lire ciascuna come dote per sposarsi o per entrare in un ordine
religioso.
Tutto il resto dei beni vengono lasciati in proporzione uguale ai
figli Gabardum, Lodovicum et Lucium. Ma al momento della stesura del
documento la moglie Mina è incinta, per cui Mondino prevede che i tre
figli dovranno dividere l'eredità loro riservata in quattro se
nascerà un maschio; nel caso sarà femmina egli stabilisce una dote
di trecento lire come per le altre figlie di Mina.
Il testamento fu redatto
in casa di Mondino con due frati francescani e don Giovanni, sacerdote della
chiesa di San Martino, come testimoni dell'identità dell'autore e della
sua sanità mentale. Tra gli altri numerosi testimoni presenti alla
stesura del documento vi sono personalità di rilievo nel campo
accademico: magistro Gregorio de Alamania retore scolarium medicinae
,[83] d.magistro Alberto,
probabilmente Alberto de' Zancari famoso medico
bolognese[84] e magistro
Bertucio allievo di Mondino e maestro a sua volta del grande chirurgo
francese Guy de
Chauliac.[85]
[ Mondino
muore. La data della sua morte va posta tra il 17 Febbraio ed il 15 Maggio
1326, le date dei due documenti qui descritti (cf. XXIII e XXIV). La ragione di
alcuni errori sulla data della morte apparsi nella letteratura del XIX secolo
possono spiegarsi con un errore fatto da Alidosi nel 1623, poi riportato da
Albertini nel 1644, parzialmente trascritto da Mazzetti nel 1840
[86] e poi ripetuto in resoconti
storici superficiali. Bisogna pensare che Mondino non sia morto dopo una lunga
malattia molto debilitante, poiché la moglie Mina era incinta, o aveva
appena dato alla luce un bambino. ]
XXIV) 1326 - I beni di
Mondino vengono inventariati dopo la sua morte.
Archivio di Stato di
Bologna, memoriali del notaio Migliore di Matteo, c. XXV r
.[87]
Il 15 Maggio di quell'anno
Giacomo di Gandone de' Gandoni, esecutore testamentario, nomina Zaccaria, figlio
del defunto Giovanni Benintendi, come tutore dei quattro figli di Mondino:
Gabardino, Lodovico, Liuzzo (o Leoncio) e Mondino jr. Bisogna quindi concludere
che la seconda moglie Mina abbia dato alla luce, probabilmente subito dopo la
morte del marito, un bambino che fu chiamato con lo stesso nome del padre, forse
in suo ricordo.
Questo documento fornisce ulteriori particolari sulle
proprietà di Mondino e su Mina. Infatti si apprende che essa era, come
Giacomo l'esecutore del testamento, figlia di Gandone de' Gandoni. Questo
rapporto di parentela forse spiega perché domina Mina sia
menzionata così spesso nell'inventario dei beni. Le figlie di Mina
– Maxie et Horabilli sororibus filiabus dicti magistri Mondini
– vengono qui definite come figlie di Mondino stesso, il quale ebbe quindi
quattro figli e due figlie.
Sia il testamento che l'inventario dei beni sono
documenti molto importanti per capire l'ambiente famigliare e sociale di Mondino
ed i rapporti che egli aveva con parenti ed associati d'affari.
XXV)
1326 - Mondino viene sotterrato nella stessa tomba dello zio
Liuzzo.
Pietra tombale fuori della chiesa dei S.S. Vitale ed Agricola,
sotto il portico di Via San Vitale, Bologna.
Murata sotto la pietra tombale
di Liuzzo de' Liuzzi (cf. XVII) c'è una piccola pietra aggiunta alla
morte di Mondino (o dopo) su cui sono scolpite le seguenti parole (con
abbreviazioni): sepulcrum Magistrorum leucii et mondini de luccis et eorum
heredum.[88] Evidentemente nel
cimitero della chiesa medievale vi era una tomba costruita per Liuzzo nel 1318,
che fu usata per Mondino nel 1326 e che diventò una tomba di famiglia con
il passare degli anni (ma non per il figlio Ludovico, cf. XXIX). La chiesa
medievale fu ricostruita nel XV secolo (cf. XVII), ma le due pietre tombali
dovevano già essere nella posizione attuale quando il medico bolognese
Alessandro Achillini (1463-1512) fece riferimento ad esse "nel mur ... di San
Vitale".[89]
XXVI) 1326 -
I frati della chiesa di San Francesco celebrano messa per l'anima di
Mondino.
Libri d'entrata e spesa dei
Francescani.[90]
Fantuzzi informa
che i registri amministrativi dei frati francescani di quell'anno contengono la
seguente partita: Item Frater Guido di Spatis recepit pro anima magistri
Mundini lir. 15. [91]
Questo
documento fa pensare ad un rapporto particolare tra Mondino e l'ordine dei Frati
Minori, un fatto interessante che riguarda anche il suo maestro Taddeo
Alderotti[92] e l'università
degli artisti in generale.[93] Il
rapporto tra i medici medievali ed i francescani, il quale potrebbe avere un
significato importante per la storia e filosofia della medicina, dovrebbe essere
studiato più a fondo.
XXVII) 1326 - Due cronache bolognesi
ricordano la morte di Mondino.
Cronaca Rampona (ms n. 431 Biblioteca
Universitaria di Bologna) e cronaca Villola (cod. 1456
BUB).[94]
La cronaca detta
Rampona (Sorbelli, p. 369, righe 14-17) racconta: "Eodem anno morì
maestro Mondino, che fu reputado uno di migluri medixi del mondo; e fu sepelido
a San Vidale cum grande honore".
La cronaca di Pietro e Floriano da Villola
(p. 370, righe 34-35) racconta: "Maestro Mondino si morì e seterosse a
San Vitale a gran honore; fo reputà uno di miiuri medixi del
mondo".
La Historia Miscella bononiensis compilata da Bartholo Malo
della Pugliola[95] è una
mescolanza di brani scelti da le stesse cronache riportate integralmente da
Sorbelli. Essa racconta (p. 340): "In questo anno morì Maestro Mondino,
che fu reputato uno dei migliori Medici del Mondo, ed ebbe un grandissimo onore
dalla maggior parte del Popolo".
E' lecito pensare che Mondino abbia lasciato
un'impressione particolare nella mente dei bolognesi per essere stato ricordato
così calorosamente dalle cronache cittadine, le quali si occupano
generalmente di soli fatti politici e militari. E' raro che riportino la morte
di un intellettuale o di un medico. Per un confronto, la morte del pur famoso
Taddeo Alderotti figura solo nella cronaca Rampona e con queste semplici parole:
Tadeus medicus illustris Bononiensis moritur .
[96]
XXVIII) 1363 - Guy de
Chauliac riconosce Mondino come caposcuola della nuova anatomia
umana.
Guidonis de Caulioco, Chirurgia magna , Tom. I, Trat. 1,
Doct. 1, fols. 5r-v. Edizione curata da Bonneti Locatelli Bergomensis, Venezia
1498 .[97]
Guy de Chauliac (Guido
da Cauliaco, morì nel 1368), il più grande chirurgo francese del
medioevo, studiò a Bologna come allievo di Bertuccio (Alberto di
Rolando), egli stesso allievo di
Mondino.[98]
All'inizio della sua
famosa Chirurgia Magna Guido offre una descrizione dell'anatomia umana
secondo il nuovo metodo introdotto da Mondino, basato sulla dissezione
sistematica delle quattro regioni del corpo, e nell'introduzione rende omaggio
alla scuola anatomica bolognese: "... secundum quod tractat Mundinus, qui
super haec scripsit, et ipsam fecit multoties, et magister meus Bertuccius per
hunc modum ...situato corpore mortuo in banco, faciebat de ipso quatuor
lectiones: ...". Bisogna notare che successive edizioni della Chirurgia
Magna trascurarono di menzionare Mondino in questo passaggio lasciando solo
il riferimento a Bertuccio[99]
mentre l'edizione qui citata e la prima traduzione
francese[100] mantennero la
citazione per intero.
Questo passaggio di Guy è importante non solo
per la statura intellettuale del grande chirurgo francese. E' stato proposto
che la fama di Mondino fosse solo dovuta ad una fortunata formula editoriale
della sua Anothomia, che ebbe successo perché succinta, chiara ed
applicativa.[101] L'omaggio del
chirurgo francese si riferisce invece al vero contributo di Mondino:
l’introduzione della dissezione come strumento accademico, una vera
rivoluzione filosofica, ed una nuova visione regionale dell'anatomia chirurgica
che rappresentò un modello ancora seguito da William Harvey 300 anni
più tardi.[102]
A pochi
decenni dalla morte Mondino veniva già considerato anche all'estero il
caposcuola di una nuova disciplina, l'anatomia.
XXIX) 1373 - Ludovico,
figlio di Mondino, fa testamento.
Carteggio del notaio modenese Andrea di
Antonio Cartolari. A. lib. 98.n. 44
.[103]
In questo documento si
legge che "Lodovico di Mastro Mondino Liuti Dott. di Fisica" fa testamento a
Modena ma dispone di essere seppellito presso la chiesa dei frati di San
Francesco di Bologna, per la cui esecuzione lascia la somma di 25 lire
bolognine. Alla moglie Masina di Graziano Caretti lascia 74 lire, mentre il
fratello Leone è nominato erede universale.
Lodovico, uomo di legge,
fu uno dei correttori degli Statuti della città di Bologna nel
1381.[104] Nel 1372 egli è
ricordato nelle carte penali bolognesi per un furto perpetrato da un suo
domestico ai danni della moglie
Masina.[105] In quell'occasione
Lodovico è identificato come abitante nella parrocchia di San Martino dei
Caccianemici, ovviamente ancora la casa di famiglia dei Liuzzi (cf. XVI).
Un
altro figlio di Mondino, Liuzzo o Leone detto Leoncino, fu
notaio[106]; Mondino junior
diventò un filosofo, si laureò nel 1348 e figurò tra i
lettori dell'Università di Bologna nel
1350.[107]
XXX) Garzoni
ed altri medici rendono ancora omaggio a Mondino alla fine del XV
secolo.
"De dignitate urbis bononiae" cronaca di Giovanni
Garzoni.[108]
Giovanni Garzoni
insegnò medicina all'Università di Bologna tra il 1466 ed il 1506,
anno della sua morte.[109] Nella
sua opera sui bolognesi famosi e sui pregi della città, dedicata ad
Antonio Galeazzo Bentivoglio, Mondino viene citato per primo tra i medici:
"... Mundinum Bononiensem nobilissimum , & prestantissimum fuisse medicum
affirmem necesse est, cum ejus extent scripta sententiis referta, quae cum
legimus maxima nos voluptate afficiunt. Totam hominis fabricationem, omnemque
humanae naturae figuram, atque perfectionem litteris mandavit, quae res quanti
facienda sit, nullis possum verbis consequi ... ".
Quando Garzoni
scriveva quest’elogio, l'Anothomia di Mondino era un testo
prescritto agli studenti di medicina in varie università europee, inclusa
la prestigiosa scuola di
Padova.[110] Nel frattempo
Berengario da Carpi si accingeva a riconoscere il lavoro pionieristico di
Mondino con il suo lungo lavoro Commentaria super anatomia Mundini, che
fu completato attorno al 1490 e pubblicato a Bologna nel 1521 da Geronimo de
Benedetti. Nell'introduzione Berengario loda Mondino con queste parole: "...
& tanta de cognitione membrorum dixerit: hic certe fuit divini ingenii ...
Fateor ego, quicquid scio de Anatomia, scio primo duce Mundino
...".[111] Nello stesso
periodo Leonardo da Vinci (1452-1519), che dimostrò nei suoi disegni
l'evoluzione dell'anatomia medievale in quella rinascimentale, usava
l'Anothomia di Mondino come guida di
dissezione.[112]
MONDINO
– UOMO E MEDICO
Questa è un
riassunto in stile discorsivo delle informazioni documentate fornite nella
sezione ‘Biografia di Mondino de’ Liuzzi da Bologna’ e nelle
note critiche dell'Anothomia.
Nel 1906 un
irrequieto medico di Brooklyn, Lewis S. Pilcher, intitolò un articolo su
Mondino de' Liuzzi 'The Mondino myth". Nel 1988 il 'Dizionario dei Bolognesi'
curato da G. Bernabei definiva ancora il medico medievale come 'personaggio dai
contorni leggendari'. Sembra che mito e leggenda si addicano ai grandi
personaggi e che qualità leggendarie vengano loro attribuite anche quando
non sono appropriate. In verità Mundinus bononiensis è
sempre stato con i piedi per terra e fu ben conosciuto a Bologna e in
tutt'Europa, fin da quando i suoi allievi ne assicurarono la realtà e
l'immortalità identificandolo come il padre della nuova
anatomia.
Nato a Bologna attorno al 1270 in una
famiglia di medici e farmacisti, Mondino de’ Liuzzi ne seguì le
tradizioni, nei suoi studi fece buon uso della filosofia naturale aristotelica
appena introdotta in Bologna, soffrì dei travagli politici del tempo,
perseguì l'armonia tra teoria e pratica nella sua carriera medica e si
occupò della famiglia e dei suoi associati. Mondino morì il 30
agosto 1326 e fu seppellito nel cimitero della Chiesa dei SS. Vitale ed Agricola
in Bologna.
Il giovane (Rai)mondino avrebbe
avuto una vita facile in una famiglia borghese benestante dove padre e zio lo
avevano destinato ad una carriera interessante, se non fosse stato per le
continue lotte politiche tra le famiglie bolognesi alleate ai Geremei,
d'ispirazione guelfa, ed ai Lambertazzi, d'ispirazione ghibellina. I Liuzzi si
schierarono apertamente dalla parte dei Lambertazzi e ne subirono le
conseguenze: una forte somma da pagare come riscatto del giovane medico (Mondino
aveva circa trent’anni) che era stato bandito dalla parte guelfa che
allora dominava Bologna. Anche le lotte tra studenti, e tra Comune e studenti,
coinvolsero Mondino che evidentemente non era tipo da sottrarsi ai conflitti
sociali.
Nonostante le difficoltà
politiche, Mondino fu in grado di perseguire una carriera medica brillante,
probabilmente grazie ad una famiglia ricca ed al rispetto di cui un bravo medico
generalmente gode. Egli fu fortemente influenzato dalla nuova medicina
introdotta dal suo maestro Taddeo Alderotti, la quale era caratterizzata da
un'armonia tra teoria e pratica ed dallo studio accademico degli autori greci ed
arabi che erano stati tradotti nel XII e XIII secolo. Una semplice scorsa ai
titoli della ventina di opere manoscritte medievali che portano il suo nome
mostra una gamma estesa d'interessi accademici: oltre alla sua famosa
Anothomia, si trovano trattati e consigli clinici, commenti di opere
greche ed arabe, discussioni teoriche. Un'analisi preliminare delle pochissime
opere cliniche già edite (alcuni consigli clinici ed una discussione
teorica), fa pensare che il testo dell'Anothomia non sia rappresentativo
del livello accademico di Mondino. Infatti quest'opera aveva l'intenzione
d'illustrare l'anatomia applicata alla chirurgia ed alla clinica, non di fare
dotte disquisizioni, le quali si trovano invece in altre opere, specialmente
nelle questiones.
Mondino fu un medico
moderno che si tenne aggiornato con la letteratura, che seguì le nuove
tendenze accademiche e che apportò innovazioni importanti nella sua
disciplina. Gli scienziati del passato vanno appunto giudicati nel contesto del
loro tempo, non con il metro delle nostre conoscenze attuali. La descrizione
dell'Anothomia , abbastanza comune nella letteratura storica, come
un'analisi sommaria del corpo umano contaminata da terminologie e concetti
arabi, non è quindi storicamente giusta. La guida alla dissezione delle
strutture che hanno rilevanza clinica e chirurgica è sofisticata,
cioè molto superiore alla parte anatomica delle opere chirurgiche di
Guglielmo da Saliceto (1210-1276) e Guido Lanfranchi (XIII sec.), e dei
contemporanei Enrico di Mondeville e Guido da Vigevano. Per le strutture
muscolo-scheletriche Mondino rimanda a suoi insegnamenti passati che non ci sono
stati tramandati per iscritto. Durante la transizione dal XIII al XIV secolo la
medicina araba (Avicenna, Haly Abbas, Averroè) fece da mediatrice tra la
tradizione greca (Ippocrate, Aristotele, Galeno) e le sorgenti scuole mediche
europee (Bologna, Montpellier, Padova). L'influenza araba in Mondino era quindi
un indice di alta qualità accademica.
Le
innovazioni apportate da Mondino all'anatomia umana sono l'introduzione del
cadavere nell'insegnamento, l'introduzione dell'anatomia regionale, l'elevazione
del livello accademico delle scienze anatomiche e l'attitudine a controllare in
modo pratico le fonti classiche. Un confronto più approfondito del testo
dell'Anothomia con testi precedenti sarà necessario per
determinare quali strutture del corpo umano furono descritte per la prima volta
da Mondino.
Il 1316 è quasi sicuramente
una data di comodo per Anothomia, poiché vi sono chiare
indicazioni che questa opera, forse una collezione di ‘dispense’ per
i suoi studenti, fu compilata in momenti diversi all'inizio del XIV secolo,
mentre alcune parti furono forse scritte anche prima. Nel testo vi sono inoltre
prove che Mondino aveva sezionato molti cadaveri di ogni età e d'ambo i
sessi prima di compilare, o mentre compilava la sua opera, non solamente due
cadaveri di donna come dicono la maggior parte dei testi
storici.
La dissezione del cadavere, ripresa
dopo circa 1500 anni d'interruzione, era uno dei diversi metodi di preparazione
anatomica di cui Mondino era maestro, cioè quello più adatto al
carattere clinico-chirurgico del suo trattato. Le circostanze sociali ed
accademiche che hanno permesso questa innovazione filosofica e didattica
nell'Università di Bologna sono attualmente l'oggetto di ricerche
specifiche, ma per il momento restano poco
chiare.
Il metodo di dissezione regionale del
corpo umano a scopo didattico, così come è stato descritto per la
prima volta da Mondino, è fondamentalmente quello ancora usato nelle sale
di dissezione delle scuole di medicina di tutto il mondo. Benché
Guglielmo da Saliceto avesse già elevato la chirurgia a livelli
accademici ben superiori alla pratica cerusica alto-medievale, Mondino
associò per la prima volta nozioni di fisiologia, patologia e clinica
alla descrizione del corpo umano. Il testo contiene anche la descrizione di sei
interventi chirurgici e due trattamenti curativi. Nell'Anothomia
Mondino ha citato trentatré volte Galeno, dodici volte Avicenna, tre
volte Aristotele, due volte Ippocrate e Haly Abbas ed una volta Averroè,
Rhazes, Serapione e Mesuè il Giovane. In molti passi si legge poi
l'esortazione a controllare la lezione dei classici con l'osservazione pratica e
in qualche caso Mondino stesso esprime dubbi ed opinioni diverse dai maestri del
passato. Questo atteggiamento è ben diverso da quello di un ripetitore
acritico dell’anatomia Galenica, come suggerito da molti storici della
medicina.
L'Università di Bologna
può quindi vantarsi di essere stata la culla sia dell'anatomia
macroscopica con Mondino de' Liuzzi nel XIV secolo, che dell'anatomia
microscopica con Marcello Malpighi nel XVII
secolo.
Mondino si occupò anche di
un'unità familiare complessa. Dalle due mogli, Giovanna e Mina, ebbe
quattro figli e due figlie. Sia il testamento che il documento d'applicazione
dello stesso, rivelano un interessamento diligente al benessere dei figli, dei
parenti e delle persone associate alle sue proprietà cittadine e di
campagna. Nonostante gl'impegni accademici e familiari, egli mantenne anche
rapporti con colleghi in altre località d'Italia, specialmente con quelli
toscani, data l'origine toscana dei
Liuzzi.
Mondino non partecipò al governo
di Bologna, come si legge spesso, ma nel 1316 fece parte di un'ambasceria presso
la corte del Re di Napoli che fu abbastanza banale anche se importante. Dopo
essere stato coinvolto da giovane nei conflitti politici bolognesi, si
occupò solo di medicina. Ma in questo campo raggiunse tanta fama da
essere ricordato in diverse cronache cittadine in modo molto più caloroso
di ogni altro medico del tempo.
Il lavoro di
Mondino de’ Liuzzi rappresenta molto bene la transizione dalla medicina
pratica alto-medievale a quella dotta tardo-medievale. Nonostante questo suo
ruolo chiave nella storia della medicina – e della chirurgia in
particolare – la grande maggioranza delle sue opere restano ancora in
forma manoscritta, cioè senza essere trascritte, pubblicate e
commentate.
[1]
Giorgi, P. P. & Pasini, G. F. (1992) Mondino de’ Liuzzi –
Anothomia, Bibliografia dei lavori che danno informazione su Mondino, parte V.
Istituto per la Storia dell’Università di Bologna, Bologna.
[2]
Fantuzzi, G. (1788-94) "Notizie degli scrittori bolognesi", vol. VI, pp. 41-46;
vol. IX, p. 156. Bologna. Esiste una ristampa del 1965 dell'editore Forni,
Bologna.
[3]
Sighinolfi, L. (1930) "Mondino de Liucci - Anatomia". L. Cappelli,
Bologna.
[4]
Baldini, M. (1986) "Problemi di storia della scienza". Città Nuova,
Roma.
[5]
Tiraboschi, G. (1775) "Storia della letteratura italiana", Tomo V, Capo III,
Par. XXX, pp. 219-222. Modena. Esiste una ristampa del 1822-26 fatta a
Milano.
[6]
Fantuzzi, op. cit.
(2).
[7]
Giorgi & Pasini, op. cit. (1), parte
I.
[8]
Medici, M. (1857) "Compendio storico della scuola anatomica di Bologna dal
rinascimento delle scienze e delle lettere a tutto il secolo XVIII". Tipografia
Governativa della Volpe e del Sassi, Bologna.
[9]
Autore ignoto (1839) "Di alcuni errori occorsi nella storia riguardante il
Mondino restauratore dell'anatomia nel secolo XIV" Bullettino delle Scienze
Mediche, serie II, vol. VII, pp. 377-383. Medici, op. cit. (8) nella sua nota a
p. 18 dice che l'autore è il Dott. Ulisse Breventani. Lo stesso lavoro
viene invece attribuito a B. Cecchetti da Munster, L. e Dall'Osso, E. (1957)
"Mondino de' Liuzzi, lettore-clinico presso lo studio di Bologna e le sue opere
mediche ancora inedite", p. 11, Atti XV Congresso Nazionale sulla Storia della
Medicina, Torino 1-3/6/57. Arti Grafiche Cossidenti,
Roma.
[10]
Giorgi & Pasini, op. cit. (1), parte II.
[11]
Sighinolfi, op. cit.
(3).
[12]
Dallari, U. (1932) "Due documenti inediti riguardanti Liuzzo e Mondino de'
Liuzzi" Rivista di storia delle scienze mediche e naturali, vol 23, pp. 1-7.
Pantanelli, G. (1923) "Mondino dei Luzzi - Episodio inedito" Bullettino delle
scienze mediche (Società Medico-chirurga di Bologna), anno 95, serie X,
vol. 1 (settembre-ottobre), pp. 276-278 (oppure pp. 1-3). Frati, L. e
Pantanelli, G. (1913) "Testamento ed inventario dei beni lasciati dall'anatomico
Mondino dei Liuzzi" Bullettino delle scienze mediche (Società
Medico-Chirurgica di Bologna), anno 84, serie IX, vol. 1, pp. 2-11. Questo
lavoro riporta solo la trascrizione dei documenti ed è senza autore, ma
il redattore della rivista, A. Pecci, spiega nella prefazione (p. 2) che i
documenti in questione furono trovati in archivio da Lodovico Frati e furono
trascritti da Guido Pantanelli. Per questa ragione Munster e Dall'Osso (1957)
ritengono che l'autore del lavoro sia Pecci.
[13]
Giorgi & Pasini, op. cit. (1), parti III &
IV.
[14]
Dall'Osso, E. (1955) "Una questione dibattuta: quanti anatomici e medici di nome
'Mondino' esistevano all'inizio del '300" Bollettino dell'Accademia Medica
Pistoiese "Filippo Pacini", vol. 26, pp. 245-256. Questo autore fornisce buone
informazioni su Mondino da Cividale e le sue opere, ma ritiene che Mondino
de’ Liuzzi abbia scritto solo Anothomia. Per la lista della
ventina di opere di Mondino bolognese si veda Giorgi & Pasini, op. cit. (1),
pp. 55-87.
[15]
Giorgi & Pasini, op. cit. (1), parte
IV.
[16]
Siraisi, N. G. (1981) "Taddeo Alderotti and his pupils", pp.66-69. Princeton
University Press, Princeton
(N.J.).
[17]
Sighinolfi, op. cit. (3), p. 12. Gaudenzi, A. (1889) "Statuti delle
società del popolo di Bologna", vol. I "Le società d'armi", p. 31.
Bologna.
[18]
La migliore documentazione della cittadinanza bolognese di Mondino de’
Liuzzi si può ottenere dalla dozzina di titoli, incipit and explicit in
cui i suoi contemporanei si riferiscono a lui come bononiensis, cf.
Giorgi & Pasini, op. cit. (1), pp. 55-87. Infatti Mondino era un bolognese
di seconda generazione (cf. V). Fantuzzi, op. cit. (2), p. 41, fa notare che
Freind e Portal, seguendo l'Enciclopedia di Diderot, attribuiscono a Mondino la
cittadinanza milanese senza spiegare il perché. Il testo dell'explicit
dell'edizione princeps dell'Anothomia (cf. Introduzione)
può offrire una spiegazione. Questa edizione fu stampata a Pavia, che
nel 1478 faceva parte del territorio milanese sotto la signoria di Gian Galeazzo
Sforza. Nel testo "Explicit Anothomia Mundini prestantissimorum doctorum
almi studii Ticinensis ..." i due genitivi plurali dopo il nome di Mondino
sono abbreviati con il simbolo di -rum . Penso sia plausibile pensare
che il compilatore dell'Enciclopedia, non conoscendo bene questo simbolo, abbia
scambiato quegli attributi dei dottori ticinesi per attributi di Mondino, che
diventò così un milanese.
[19]Sarti,
M. e Fattorini, M. (ed. Albicini e Malagola) (1888-96) "De claris
archigymnasii bononiensis professoribus " , Tomo I, p. 550. Officina Fr.lli
Merlani, Bologna.
[20]
Raimondi, E., Guicciardi, L. & Masino, C. (1986) "Per una storia della
farmacia in Italia", vol. IV, Emilia-Romagna, pp. 5-6. Edizioni Skema, Bologna.
[21]
Tiraboschi, op. cit. (5), p. 220. Fantuzzi, op. cit. (2), p. 42. Guidicini, G.
(1873) "Cose notabili della città di Bologna - Storia cronologica de'
suoi stabili sacri, pubblici e privati", vol. I, p. 74. Edizione curata da
Ferdinando Guidicini. Tipografia Militare, Bologna. Esiste una ristampa del
1972 di Forni Editore, Bologna.
[22]
Sarti e Fattorini, op. cit
(19).
[23]
Sorbelli, A. (1910-38) "Rerum Italicarum Scriptores ", nuova edizione
diretta da G. Carducci e V. Fiorini, Tomo XVIII, Parte I, "Corpus chronicorum
bononiensium ", vol II, (periodo storico dal 1105 al 1350), pp. 201-205.
Casa Editrice S. Lapi, Città di
Castello.
[24]
Muratori, L. A. (17..) "Rerum Italicarum Scriptores ", vol. XVIII
"Historia Miscella bononiensis " di Frate Bartholo Malo della Pugliolo,
(pp. 239-560), p. 290.
Milano.
[25]
Fantuzzi op. cit. (2), p.
42.
[26]
Zaccagnini, G. (1923-24) "L'insegnamento privato a Bologna e altrove nei secoli
XIII e XIV" Atti e memorie della R. Dep. di Storia patria per la provincia di
Romagna, serie IV, vol. 14, fasc. iv-vi, (pp. 254-301), pp.
271-272.
[27]
Fantuzzi, op. cit. (2), p.
42.
[28]
Mazzetti, S. (1848) "Repertorio di tutti i professori antichi e moderni della
famosa Università e del celebre Istituto delle Scienze di Bologna", p.
187. Tipografia di S. Tommaso d'Aquino,
Bologna.
[29]
Sighinolfi, op. cit. (3), p. 13. Questo autore mantiene anche l'anno 1307 come
quello in cui Liuzzo insegnò pubblicamente all'Università,
perpetrando la confusione con la nomina del Comune (cf.
X).
[30]
Mazzetti, S. (1840) "Memorie storiche sopra l'Università e l'Istituto
delle Scienze di Bologna", p. 377. Tipografia di S. Tommaso d'Aquino, Bologna.
[31]
Bisogna però notare che questo catalogo dei laureati ed aggregati
trascritto da Mazzetti non sembra essere affidabile, almeno per il periodo in
questione. L'autore dice che l'informazione dei primi secoli proviene da un
catalogo "stampato nell'anno 1664 pei Tipi del Monti in Bologna". In effetti
si tratta di Albertini (1644) "Catalogus omnium doctorum collegiatorum in
artibus liberlibus et in Facultate Medica ", Typis Iacobis Monty, Bononia
. Una rapida analisi critica di questo lavoro da parte del Dott. Mario
Fanti dell'Archiginnasio di Bologna ha portato alla conclusione che questo
elenco di medici, che Mazzetti ha trascritto da Albertini, non possa riferirsi
ai Collegi Medico e Filosofico, i cui Statuti furono approvati da Giulio II nel
1507. I nomi elencati fin dal 1156 sembrano semplicemente dei riferimenti a
medici ed artisti menzionati nei documenti bolognesi del periodo. Fra gli
altri, in questo elenco figurano Guido Guinicelli (1220), Nerino Liuzzi (1240),
Pietro Crescenzi (1280), Taddeo Alderotti (1280), Mondino di Nerino Luzzi
(1291), Bartolomeo da Varignana (1293), Michele di Riniero da Bertalia (1294),
Luzio Luzzi (1306), Alberto Zancari (1326) e Mondino Luzzi (1348) filosofo ed
ultimo figlio del Mondino anatomista (cf.
XXIV).
[32]
Ghirardacci, C. (1596) "Della Historia di Bologna ", Parte I, tavola 504.
Stampato da Giovanni Rossi, Bologna. Esiste una ristampa del 1976 di Arnaldo
Forni Editore, Bologna. Bisogna notare che l'assenza di citazioni del genere da
parte di Ghirardacci non implica necessariamente che Liuzzo non avesse insegnato
per l'università negli anni in questione. La registrazione potrebbe
essere andata persa o poteva aver insegnato con retribuzione diretta da parte
degli
studenti.
[33]
Alidosi, G. N. (1623) "I dottori bolognesi di Teologia, Filosofia, Medicina e
d'Arti Liberali", p. 137. Stampato da Niccolò Tebaldini,
Bologna.
[34]
Albertini, op. cit. (31). Come già notato, l'informazione di Albertini,
che fu trascritta da Mazzetti, op. cit. (30), p. 376, ha bisogno di ulteriore
documentazione per essere considerata sicura, ma conferma quella dell'Alidosi ed
assieme rappresentano i riferimenti più antichi dell'associazione di
Mondino alla confraternita
medica.
[35]
Sighinolfi, op. cit. (3), p.
13.
[36]
Dallari, op. cit. (12), p. 1
.
[37]
Dall'Osso op. cit.
(14).
[38]
Sarton, G. (1927-28) "Introduction to the History of Science", Vol. II, Parte
II, (pp. 842-845), p. 845.
Baltimore.
[39]
Siraisi, op. cit. (16), pp. 69 e
429.
[40]
L.G. (1932) ISIS, vol 19, p.
261.
[41]
Sighinolfi, op. cit. (3), p. 13. Si veda anche il lavoro di Vito Vitale (nota
42).
[42]
Vitale, V. (1902) "Il dominio della Parte Guelfa in Bologna (1280-1321)"
Biblioteca storica bolognese, vol. 4, pp. 80-96. Esiste una ristampa anastatica
di Arnaldo Forni Editore, Bologna. Questo lavoro fornisce precisi riferimenti
ai documenti d’epoca (o alla documentazione del Ghirardacci) come fonti
d’informazione. Da un’analisi di questa documentazione, Mondino si
doveva trovare nella lista dei banditi del 10 ottobre 1300 (p. 93) ed in quella
dei banditi riammessi nel 21 giugno 1303. Importante per capire le motivazioni
dei Bianchi è la frase di Vitale (p. 94) “... cosicchè ora
ai nuovi nemici guelfi [I Neri] era fatta condizione peggiore che ai
ghibellini.”
[43]
Siraisi, op. cit. (16), pp. 45-49. Siraisi, N.G. (1977) "Taddeo Alderotti and
Bartolomeo da Varignana on the nature of medical learning" ISIS, vol 68, (n.
241), pp.
27-39.
[44]
Sighinolfi, op. cit. (3), p.
13.
[45]
Nel suo testamento (cf. XXIII) Mondino lascia una proprietà agricola in
località di Rio di Purpurola ai fratelli e specifica che si trova lungo
il torrente Aposa, probabilmente sulle colline nella zona vicino a Barbiano dove
egli aveva un'altra proprietà agricola (cf. XVIII).
[46]
Come accennato nel commento dell'albero genealogico, questi non sono gli stessi
nomi dei fratelli di Mondino indicati dal testamento (cf.
XXV).
[47]
Zaccagnini, op. cit. (26), pp. 292-293. Ghirardacci, op. cit. (32), parte I,
tavola
504.
[48]
Ghirardacci, op. cit. (32). Sorbelli, op. cit.
(23).
[49]
Dallari, op. cit. (12), p. 2.
[50]
Martinotti, G. (1911) "L'insegnamento dell'anatomia in Bologna" Studi e memorie
per la storia dell'Università di Bologna, vol II, pp. 3-146.
Zaccagnini, G. (1926) "La vita dei maestri e dei scolari nello studio di Bologna
nei secoli XIII e XIV". L.S. Olschki,
Ginevra.
[51]
Pantanelli, op. cit.
(12).
[52]
Nella pubblicazione "I Rettori dall'antico Studio alla moderna
Università" di Carlo Malagola, recentemente rivista ed accresciuta da
Gian Paolo Brizzi (Supplemento al n. 10 del Bollettino dell'Università di
Bologna, ottobre 1988, p. 17), Andrea da Viterbo figura effettivamente come
Rector scholarium artistarum nel periodo
1311-1312.
[53]
Zaccagnini, op. cit.
(50).
[54]
Busacchi, V. (1987) "Mondino de' Liuzzi e i primordi della 'moderna' anatomia
nell'antico Studio bolognese" Strenna Storica Bolognese, vol. 37, (pp.101-112),
p.
103.
[55]
Sighinolfi, op. cit. (3), p. 13. Gaudenzi, op. cit.
(17).
[56]
Gaudenzi, A. (1889) "Gli statuti delle società delle armi del popolo di
Bologna" Bullettino dell'Istituto Storico Italiano, vol. 8, pp.
7-74.
[57]
Sorbelli, A. (1944) "Storia della Università di Bologna". Zanichelli,
Bologna. Martinotti, op. cit. (50).
[58]
Dallari, op. cit. (12), p.
3.
[59]
Si tratta della Porta Stiera, lo stesso quartiere menzionato in un altro
documento (cf.
XVI).
[60]
Dallari pensa che si tratti di un errore di scrittura, per cui si dovrebbe
leggere legenti e, più avanti, legit
.
[61]
Sighinolfi, op. cit. (3), p.
14.
[62]
Ghirardacci, op. cit. (32), parte I, tavola 591.
[63]
Sorbelli, op. cit. (23), Tomo XXXIII, Parte I, "Della Historia di
Bologna di C. Ghirardacci", pp. CXXXIII-CXLIV (Prefazione).
[64]
Sighinolfi, op. cit. (3), p. 14.
[65]
Ferrero-Rognoni, M. (1985) "S. Vitale e S. Agricola e la loro chiesa in
Bologna", pp. 17-26. Opuscolo pubblicato dalla Parrocchia dei SS. Vitale ed
Agricola in Arena, Via San Vitale, Bologna. Raule, A. (1962) "La chiesa dei
Santi Vitale e Agricola in Bologna". Arnaldo Nanni Editore, Bologna.
[66]
Grandi, R. (1982) "I monumenti dei dottori e la scultura a Bologna (1267-1348)",
p. 138. Istituto per la Storia di Bologna,
Bologna.
[67]
Rossi-Manaresi, comunicazione personale. Per informazioni sui tipi di arenarie
usate per la scultura in Bologna ('macigne' o 'masegne') cf. il catalogo per la
mostra "Bologna - Centro Storico", Palazzo d'Accursio 1970, edito da Edizioni
Alfa, Bologna. Rossi-Manaresi, R. (1986) "Restauri a Bologna a Ferrara", pp.
21-23, 32-33. Fondazione Internazionale Cesare Gnudi,
Bologna.
[68]
Medici, op. cit. (8), p. 21. Ricci, C. (1888) "Monumenti sepolcrali di lettori
dello Studio bolognese", Bologna. L'iscrizione in questione è la
seguente:
+ GLORIA NATURE MEDICA VIRTUTE
LEUCI
CUJUS ERANT CURE MORIENTES REDERE
LUCI
INVIDIA FATI RECUBAS JAM NOMEN
ADEPTUS
COMPAR IPOCRATI SUBLIMI MARMORE
SEPTUS
ANNIS MILLENIS TERCENTUM BISQUE NOVENIS
DUN SOL TERDENIS AUGUSTUM TORQUET
HABENIS
[69]
Medici, op. cit. (8), p.
20.
[70]
Fantuzzi, op. cit. (2), p. 44. Dal 1780 diversi moti popolari vennero repressi
dalle truppe papaline. Napoleone entrò a Bologna il 19 giugno
1796.
[71]
Busacchi, op. cit. (54), p.
106.
[72]
Ghirardacci, op. cit. (32), Parte II, tavola 18. Filippini, F. (1921) "L'esodo
degli studenti da Bologna nel 1321" Studi e Memorie per la storia
dell'Università di Bologna, serie 2, vol. VI, p. 181. L'intero documento
relativo all'incarico d'insegnamento è stato trascritto in questo
lavoro.
[73]
Medici, op. cit. (8), p.
37.
[74]
Giorgi, P. P. & Pasini, G. F. (1992) Mondino de’ Liuzzi –
Anothomia, Bibliografia dei lavori che danno informazione su Mondino. Istituto
per la Storia dell’Università di Bologna,
Bologna
[75]
Zaccagnini op. cit. (50), p.
72.
[76]
Sighinolfi, op. cit. (3), p.
15.
[77] Rossi,
A. (1963) "Boccaccio autore della corrispondenza Dante-Giovanni del Virgilio"
Miscella storica della Valdelsa, vol. 69, pp.
130-172.
[78]
Livi, G. (1921) "Dante a Bologna - Nuovi studi e documenti". Zanichelli,
Bologna.
[79]
Ghirardacci, op. cit. (32), parte II, tavola 56. In questo caso l'autore ha
aggiunto la referenza del documento dal quale ha ottenuto l'informazione:
Lib. Provis. V. fol. 113. Filippini, F. (1930) "Cecco d'Ascoli a
Bologna" Studi e Memorie per la storia dell'Università di Bologna. Serie
2, vol. X, pp 33-35. L'intero documento relativo a questo incarico
d'insegnamento è stato trascritto
qui.
[80]
Siraisi, op. cit. (16). Ottosson, P-G. (1984) "Scholastic medicine and
philosophy". Edizioni Bibliopolis,
Napoli.
[81]
Giorgi & Pasini, op. cit.
(74).
[82]
Frati e Pantanelli, op. cit. (12), pp. 3-6.
[83]
In "I rettori: dall'antico Studio alla moderna Università" di Carlo
Malagola, rivisto ed accresciuto da Gian Paolo Brizzi (Supplemento al n. 10 del
Bollettino dell'Università di Bologna, ottobre 1988, pp. 18-19) questo
Rettore non figura. Il documento qui descritto sembra quindi riempire un vuoto
nella conoscenza dei rettori dello Studio
bolognese.
[84]
Medici, op. cit. (8), p.
37.
[85]
Medici, op. cit. (8), p.
33.
[86]
Albertini, op. cit. (31) fornì la lista delle aggregazioni ai collegi di
medicina ed arte, che fu poi poi trascritta da Mazzetti, op. cit. (30). Per
l’anno 1291 figurano due nominativi, di cui il primo è: "Luzzi
Mondino di Nerino, Prof. di Filosofia e Medicina, detto il principe degli
Anatomici. Morì il 30 Agosto 1318". Questo errore di data viene poi
corretto in 1326 dall'autore nell'errata corrige a pagina 459. Ma
questa data sbagliata va probabilmente rintracciata nel lavoro di Alidosi del
1623, op. cit. (33), che ritenne la tomba di Liuzzo in San Vitale (cf. XVII)
essere quella di Mondino e riportò la data di morte dello stesso come
fosse quella scolpita sulla pietra tombale: "Morì del .. a' 30. d'Agosto,
e fu sepolto in ss. Vitale & Agricola, dove se gli conservano li sotto
scritti versi ...". Ovviamente questo autore si rese conto che quel dottore non
poteva essere morto nel 1318, se sei righe più su era detto insegnare nel
1322 - in verità 1321 (cf. XIX) - e nel 1324 . Quindi egli lasciò
due punti al posto dell'anno. Ma il 1318 era là per tutti da leggere
sotto il portico di San Vitale, per cui l'errore di data continuò per
duecento anni, assieme alla credenza che quella fosse la pietra tombale di
Mondino (come viene ancora riportato da alcune guide turistiche). Gli stessi
tre autori qui citati furono fonte di confusione riguardo la data della laurea
di Mondino (cf. ‘La laurea di Mondino’ qui
sopra).
[87]
Frati e Pantanelli, op. cit. (12), p.
7.
[88]
Medici, op. cit. (8), p.
21.
[89]
Grandi, op. cit. (66), p.
138.
[90]
Fantuzzi, op. cit. (2), p.
43.
[91]
Qualche anno prima Tiraboschi, op. cit. (5), p. 221, aveva riportato lo stesso
documento in modo leggermente diverso: "Item Fr. Guido de Spatis &c. pro
anima Magistri Mundini l. 15 q. 68 ".
[92]
Siraisi, op. cit. (16), p.
27-42.
[93]
Sorbelli, op. cit. (57), vol I, pp. 158 e
191.
[94]
Sorbelli, op. cit. (23), pp.
369-370.
[95]
Muratori, L. A., op. cit. (24), p.
340.
[96]
Sorbelli, op. cit. (23), p. 238, righe
9-10.
[97]
Medici, op. cit. (8), p.
32.
[98]
Medici, op. cit. (8), pp.
30-34.
[99]
Roth, M. (1892) "Andreas Vesalius Bruxellensis", p. 6, nota 3. Ristampa (1965)
di Nachdruck Asher & Co, Amsterdam. Bullock, V. (1958) "Medieval Bologna
and the development of medical education" Bulletin of the History of Medicine,
vol. 32, p.
206.
[100]
Fantuzzi, op. cit. (2), p.
46.
[101]
Singer, C. (1925a) "The evolution of anatomy", pp. 74-86. Kegan Paul, Trench,
Trubner & Co., Londra. Singer, C. (1925b) "The Fasciculo di Medicina,
Venice 1495" , Part I, p. 52. R. Lier & Co,
Firenze.
[102]
Whitteridge, G. (1964) "The anatomical lectures of William Harvey", pp. 72-490.
E. & S. Livingstone LTD, Edinburgo e Londra.
[103]
Fantuzzi, op. cit. (2), p.
42.
[104]
Dall'Osso, op. cit. (14), p.
251.
[105]
Ibidem
[106]
Ibidem
[107]
Alidosi, op. cit. (33), p. 138. Mazzetti, op. cit. (28),
p.187.
[108]
Muratori, op. cit. (24), vol XXI, "De dignitate urbis bononiae " di
Johannis Garzonii, (pp. 1140-1168), p.
1162
[109]
Alidosi, op. cit. (33), p.
142.
[110]
Facciolati (1787) "Fasti Gymnas. Patav. ", Tomo 1, p. 40.
Pavia.
[111]
Fantuzzi, op. cit. (2), p. 44.
[112]
Playfair-McMurrich, J. (1930) "Leonardo da Vinci the anatomist", p. 22.
Williams & Wilkins Co., Baltimore. Singer, op. cit. (100, 1925b), p. 52.
Leonardo da Vinci "Quaderni d'anatomia", vol I, 12 r.