BIOGRAFIA DI MONDINO DE' LIUZZI DA BOLOGNA

Piero Giorgi

Introduzione

I maggiori storici della medicina sono d'accordo nell'assegnare a Mondino de' Liuzzi un ruolo determinante nel progresso delle discipline anatomiche e della medicina in generale.[1] Nonostante ciò manca una biografia recente e completa di questo famoso medico medievale, il quale introdusse la dissezione del cadavere per l'insegnamento e all’inizio del XIV secolo scrisse Anothomia, il primo trattato di anatomia umana.
Lo scopo di questo lavoro è di presentare assieme informazioni disseminate in testi e periodici di difficile accesso limitato anche per il lettore motivato. Due autori che si sono sforzati di offrire una biografia completa di Mondino sono Giovanni Fantuzzi nel 1788 [2] e Lino Sighinolfi nel 1930. [3] Da allora nuove informazioni sono apparse, errori sono stati corretti e, soprattutto, tendenze nuove si sono sviluppate nella storia e filosofia della scienza.
Alla fase puramente cronachistica della storia della medicina è subentrata una nuova tendenza epistemologica basata sullo studio delle componenti sociali che influenzarono il progresso della conoscenza e delle idee filosofiche che ispirarono innovazioni.[4] Per soddisfare le necessità di questa nuova ottica storica occorre dare un rilievo speciale all'informazione biografica, in modo da interpretare meglio il contesto sociale e politico in cui operò il personaggio in questione.
Una tendenza ancora accettata nella storia della medicina medievale e rinascimentale è di trascurare le fonti primarie della biografia dell’autore di un’opera studiata, mentre le fonti testuali dell’opera stessa sono analizzate e documentate con grande cura. Sembra quasi che lo studioso voglia prendersi una meritata pausa dal rispetto delle fonti, per offire una visone più colorita e speculativa, forse umana, dell’autore in questione. Ecco che espressioni del tipo ‘sembra che’ o anche ‘la tradizione popolare vuole’ diventano accettabili e notizie infondate vngono perpetuate nel tempo. Questa biografia è invece basata su ventuno documenti manoscritti dei secoli XIII e XIV, su tre cronache bolognesi antiche e su di una pietra tombale di famiglia. Le notizie biografiche includono periodi prima e dopo la vita di Mondino e sono presentate in ordine cronologico assieme a commenti critici. Per ogni fonte biografica si è fornita la localizzazione del documento originale e la referenza dell'autore che lo ha descritto per la prima volta. Ad eccezione della pietra tombale e delle edizioni delle cronache bolognesi, chi scrive non ha visto i documenti originali qui menzionati, i quali sono stati riportati così come citati dalle fonti secondarie.
Un riassunto della vita ed opera di Mondino, basato sulle informazioni presentate in questa biografia e nelle note di fondo pagina della traduzione dell'Anothomia si trova nella sezione finale intitolata 'Mondino uomo e medico'.

Notizie biografiche precedenti

Le prime notizie biografie di Mondino de' Liuzzi furono il frutto dell'Illuminismo in Italia. Nel 1775 Girolamo Tiraboschi incluse le opere scientifiche nella sua 'Storia della Letteratura Italiana' e dedicò ampio spazio a Mondino.[5] Qualche anno dopo Fantuzzi[6] aggiunse qualche nuova informazione nelle sue 'Notizie degli Scrittori Bolognesi' e compilò una biografia che rimase la base di riferimento per i successivi 150 anni. Informazioni sulla vita di Mondino apparvero nello stesso periodo nei lavori di diversi autori.[7]
Gli storici della medicina del XIX secolo s'interessarono più della produzione accademica di Mondino e del suo significato nell'evoluzione dell'anatomia, che degli aspetti ancora oscuri della sua vita. Così le note biografiche incluse nel 'Compendio storico della Scuola Anatomica di Bologna' di Michele Medici, pur correggendo alcuni errori e trascrivendo alcuni testi da manoscritti originali, aggiunsero poco a ciò che già si sapeva nel secolo precedente.[8] Nonostante il tentativo di chiarimento da parte di un autore ignoto[9], si continuava a confondere Mondino de' Liuzzi da Bologna con il medico contemporaneo Mondino da Cividale, o con un certo Mondino da Forlì che non è mai esistito. In questo periodo informazioni su Mondino apparvero nei lavori di un certo numero di altri autori.[10]
La confusione tra diversi Mondini si trascinò durante la prima metà del XX secolo, benché Sighinolfi producesse, nella sua edizione dell’Anatomia, un'ottima biografia con alcune nuove informazioni ottenute con ulteriori ricerche d'archivio.[11] In questo periodo nuovi documenti d'archivio furono descritti anche da altri[12] e note informative su Mondino apparvero nei lavori di altri autori.[13]
L'identità di Mondino de' Liuzzi è stata definitivamente chiarita solo nel 1955.[14] Note biografiche sono apparse nella seconda metà del XX secolo nei lavori di vari autori[15], particolarmente nel lungo lavoro su Taddeo Alderotti ed i suoi allievi di Nancy Siraisi.[16]

Albero genealogico dei Liuzzi

Rainerio de' Liuzzi


Albizzio


Liuzzo Rainerio
sposò Bella
di Guidone Gonelli


MONDINO Gerino Benedetto Lucio
sposò Giovanna
di Giacomo Conversi
e Mina
di Gandone de' Gandoni

Gabardino Ludovico Leone (o Liuzzo)

Massia Orabilia Mondino



Esiste un'incongruenza nell'identità dei fratelli di Mondino. I nomi riportati qui sono quelli indicati nel suo testamento del 1326 (cf. XXIII) e ripetuti nell'inventario postumo dei beni (cf. XXIV). Ma in un documento di vendita terriera del 1305 (cf. VII) il padre Raineiro figura avere tre figli, Albizzio, Francesco e Mondino. Non esiste una spiegazione plausibile per questa differenza, ma si può pensare che i documenti redatti vicino alla morte di Mondino siano più attendibili, data l'importanza che veniva attribuita nel medioevo alla redazione dei testamenti.

Fonti biografiche

I) 1259 - La famiglia di Mondino è iscritta nella Società dei Toschi di Bologna.
Archivio di Stato di Bologna (segnatura non indicata) probabilmente in Statuti della Società dei Toschi, Statuti delle Società delle Armi, sec. XIII-XIV, busta n.3. [17]
In questa corporazione della gente originaria della Toscana la famiglia di Mondino risulta iscritta tra gli anni 1259 e 1314 (cf. XII) con un'ortografia del nome che varia tra Liucci, Luzzi e dal Luzzo. Lo stemma della famiglia aveva due lucci verticali su fondo azzurro (cf. XVII).

[ Nascita di Mondino. Come indicato più sotto (cf. V), Mondino è nato a Bologna.[18] Non conosciamo l'anno di nascita, ma poiché si laureò probabilmente nel 1290-91 (cf. ‘Laurea di Mondino’ qui sotto) secondo il sistema d'educazione universitaria del tempo dovrebbe essere nato attorno al 1270. Per esempio, suo figlio Mondino jr. nacque nel 1326 e si laureò nel 1348 a 22 anni (cf. XXIV).]

II) 1270 - Il nonno di Mondino apre una farmacia a Bologna.
Archivio di Stato di Bologna, (segnatura non indicata) probabilmente in Ufficio dei Memoriali.[19]
In quell'anno Albizio de' Liuzzi e suo figlio Liuzzo stesero un contratto con il medico Bartolo di Rainerio riguardante la conduzione di una farmacia. I Liuzzi pagavano a Bartolo 40 lire bolognine all'anno per ottenere la conduzione della farmacia ed un quarto nei guadagni di quel commercio di spezie e medicinali. Infatti il documento trascritto da Sarti e Fattorini stabilì che "Dominus Albizius quondam domini Raynierii de Liucciis et magister Liucius eius filius promiserunt solvere domicilio magistro Bartholo, doctori in fixica, hinc ad unum annum libras XXXX Bononinorum, quas ei debent ad laborandum in arte spetiarie ad quartam partem lucri et damni".
Questo contratto è molto importante per diverse ragioni. Innanzitutto documenta nei dettagli un rapporto che era noto esistere tra medici e farmacisti nel medioevo bolognese.[20] Inoltre impariamo che i Liuzzi erano tradizionalmente dei farmacisti, cioè commerciavano in spezie ed erbe curative. Probabilmente quando si installarono in Bologna non vi erano ancora dei medici ben qualificati in famiglia (cf. IV e VIII) e dovettero accordarsi, come di costume, con dei medici di successo per assicurarsi un commercio fiorente. Il commercio iniziato dai Liuzzi ebbe successo dato che presso la chiesa di S. Maria dell'Aurora rimase una Spezieria del Mundino fino al XVIII secolo con un Dottore come insegna.[21]
Bartolo di Rainerio era un medico di origine fiorentina ben noto in Bologna per essere uno dei medici curanti di Enzo, re di Sardegna e figlio dell'Imperatore Federico II, durante la sua lunga prigionia in Bologna.[22] Questo conferma i rapporti importanti che i Liuzzi intrattenevano sia con gli immigrati toscani che con la fazione Ghibellina che frequentava la corte di Re Enzo nella sua residenza obbligata bolognese.

III) 1280 - I Liuzzi si schierano pubblicamente con i Ghibellini bolognesi.
Cronaca Varignana (ms 432) e cronaca Rampona (ms 431), Biblioteca Universitaria di Bologna.[23]
In quell'anno (o forse già nel 1279) Bertoldo Orsini, Conte di Romagna e Podestà di Bologna, invitò gli esiliati Ghibellini a ritornare a Bologna per cercare una riconciliazione con la fazione Guelfa della città. Nonostante il tentativo di mediazione del Podestà le due fazioni capeggiate rispettivamente dai Lambertazzi e dai Geremei ebbero scontri sanguinosi nella piazza del mercato.
In occasione dei negoziati il Podestà convocò le famiglie più importanti delle due fazioni e la cronaca Varignana riporta i nomi delle 68 famiglie che sostenevano i Geremei e delle 85 famiglie che sostenevano i Lambertazzi. In questa seconda lista figurano i Liuzzi ('Liucci' nel testo) subito dopo le famiglie dei Caccianemici Piccoli e dei Toschi. Occorre però notare che nella stessa lista di famiglie riportata dalla cronaca Rampona (edita in parallelo con la Varignana) i Liuzzi non figurano e che nella cronaca omologa Miscella Bononiensis edita dal Muratori[24] i Liuzzi figurano in un ordine di nomi diverso.
La posizione politica dei Liuzzi è importante per capire altri eventi della biografia di Mondino (cf. VI).

IV) 1281 - Lo zio Liuzzo figura in un documento censuario.
Archivio di Stato di Bologna, (segnatura non indicata) probabilmente in Ufficio dei Riformatori degli Estimi.[25]
In quell'anno Liuzzo de' Liuzzi figura come abitante nella parrocchia di San Vitale. Liuzzo, qui identificato come Lucius medicus, denunciò un reddito di 16 lire bolognine.
Il titolo di medicus associato con Liuzzo nel 1281 è interessante, poiché probabilmente egli non insegnava ancora all'università. Si deve pensare che Liuzzo praticasse la medicina anche senza qualificazioni accademiche in connessione con la conduzione familiare della farmacia. Infatti il titolo medievale di medicus non implicava che quella persona fosse né laureato né insegnante. Bisogna anche notare che nel medioevo chiunque insegnasse un'arte - fosse associato all'università o no - aveva il titolo di magister.[26] Poiché nel documento del 1270 (cf. II) il nome di Liuzzo è preceduto dal titolo di magister, forse egli praticava la medicina ed istruiva apprendisti medici mentre ancora studiava medicina all'università, o anche prima.
Non si può fare a meno di notare come un reddito di 16 lire sia ben inferiore, per esempio, alle 40 lire pattuite undici anni prima per la conduzione della farmacia (cf. II).

[ La laurea di Liuzzo. Fantuzzi[27] dice che Liuzzo era medicus nel 1281 (cf. IV), 'Lettore Fisico' nel 1295 e 'Professore di Medicina all'Università nel 1307, senza chiarire le sorgenti d'informazione. Mazzetti[28], citando Fantuzzi, interpreta il termine medicus come prova (insufficente, cf. IV) che fosse già laureato in medicina nel 1281 e trascrive l'anno in cui sarebbe stato lettore come 1292. Sighinolfi[29], senza citare i precedenti autori, riporta le due informazioni quasi sicuramente sbagliate di Mazzetti aggiungendovi anche l'insegnamento nell'anno 1295, come riferito da Fantuzzi. La cosa è strana se si considera che lo stesso Mazzetti in un lavoro precedente[30] aveva pubblicato i nomi che figurano nel catalogo dei laureati ed aggregati agli antichi Collegi di Medicina e di Filosofia ed aveva incluso "Luzzi Luzio (poi corretto in Liuzzo a p. 459), Medico, Filosofo", come laureatosi nel 1306.[31] Ghirardacci non fornisce nessuna lista di docenti universitari nel 1292 e nel 1295. Egli cita invece Liuzzo nel 1308,[32] il che sembra giusto dato che la sua nomina era stata decretata dal Comune nel 1307 per l'insegnamento dell'anno seguente (cf. VIII). Una laurea di Liuzzo nel 1306 non è quindi attendibile in quanto sarebbe stata ottenuta ben diciassette anni dopo quella del nipote Mondino; inoltre non sarebbe in accordo con un documento del 1295 (cf. V) nel quale Liuzzo viene qualificato doctor fisice [sic], cioè laureato in medicina. Questo breve studio critico sulla laurea di Liuzzo de' Liuzzi è stato inserito qui soprattutto per dimostrare l'importanza di specificare la fonte dell'informazione fornita in una biografia. ]

[ La laurea di Mondino. La determinazione della data della laurea di Mondino presenta problemi simili a quelli della laurea di Liuzzo. Alidosi[33] fu il primo a dire che Mondino si laureò nel 1290, senza citare la fonte d'informazione. Qualche anno dopo Albertini disse che si era laureato nel 1291.[34] Fantuzzi (cf. nota 2) riportò la data del 1290 senza citarne la fonte e d'allora tutti gli autori l'hanno ripetuta, anche per estrapolare una possibile data di nascita come nel caso di Sighinolfi.[35] In realtà i documenti di cui disponiamo forniscono soltanto le informazioni seguenti. Fino al 1311 i documenti si riferiscono a Mondino come magister, quindi non necessariamente laureato (cf. IV). In un caso giudiziario del 1311 Mondino fa uso dei privilegi accordati agli insegnanti universitari (cf. X), quindi deve essere laureato. Il relativo titolo di doctor gli viene assegnato esplecitamente per la prima volta in due documenti del 1314 (cf. XII) e del 1315 (cf. XIII). Sulla base di altre informazioni nella sua biografia, proporrei che Mondino abbia conseguito la laurea qualche tempo dopo suo zio (vedi sopra), probabilmente verso la fine degli anni Novanta, poco prima di essere bandito da Bologna, or subito dopo il suo ritorno in città (cf. VI). ]

V) 1295 - Liuzzo è impegnato in una transazione commerciale.
Archivio di Stato di Bologna, memoriali del notaio Petrizzolo da Medicina del 17 ottobre, c. 46 tergo.[36]
Si tratta solo di una vendita di beni rurali, che però fornisce informazioni importanti riguardo la famiglia di Mondino. Qui il defunto nonno Albizzio, viene definito come 'fiorentino', mentre Liuzzo ed il fratello Rainerio (padre di Mondino) non furono qualificati come tali in nessun documento a noi noto. Da questo si potrebbe dedurre che la generazione del padre di Mondino acquisì la cittadinanza bolognese o per nascita o per elezione. Ciò rende Mondino un bolognese di seconda generazione, eliminando così ogni dubbio sulla sua cittadinanza, dubbi che sono sussistiti nella letteratura fino al 1955, cioè prima del lavoro di Dall'Osso[37] che, d'altra parte, usò argomentazioni ottime ma diverse.
E' curioso notare come l'informazione offerta dai tre importanti documenti trovati da Dallari - questo e altri due descritti più sotto (cf. IX e XIII) - non sia stata utilizzata dagli autori che si sono occupati della scuola medica bolognese. Forse non è stato d'aiuto il fatto che questo lavoro sia apparso nella bibliografia offerta da Sarton[38] e poi Siraisi[39] con un'indicazione sbagliata (vol. 14 invece di vol. 23) ed il fatto che il recensore dell'autorevole rivista ISIS abbia definito i documenti in questione come "peu importants d'ailleurs".[40]

VI) 1302/03 - Mondino rientra a Bologna dopo una condanna al confino come Ghibellino.
Archivio di Stato di Bologna, (segnatura non indicata) probabilmente in Riformagioni e provvigioni.[41]
Vito Vitale[42] racconta che nel 1299 otto sapienti di parte guelfa (due per quartiere) scelsero duecento fra i più temibili ghibellini da tenere al confino, mentre le loro famiglie avevano il permesso di rientrare a Bologna e riavere i loro beni. Tra il 1300 ed il 1305 Bologna ebbe un governo di Bianchi e Ghibellini perché il comune si alleò con queste fazioni della Toscana e di Forlì per rafforzare la propria posizione contro il marchese Azzo VIII d'Este di Ferrara. Il bisogno di finanziare le truppe spedite a Pistoia convinse il comune a richiedere un compenso in denaro ai banditi del 1299 in cambio del loro ritorno in città. Uno di questi temibili banditi era Mondino che dovette pagare 1000 lire bolognine, una somma considerevole se il valore di una casa era di 350 lire (cf. IX).
L'impegno politico della famiglia Liuzzi (cf. III) e quello personale di Mondino deve essere stato notevole, per aver causato il suo allontanamento in questa occasione. Ma notevoli devono essere anche state le loro disponibilità economiche, per consentire di riscattare il giovane medico con una somma del genere.
Un particolare di notevole interesse in questo episodio è la presenza del famoso medico Bartolomeo da Varignana alla presidenza del Consiglio degli Anziani che liberò Mondino. E' possibile che Bartolomeo, appartenente ad un'antica famiglia di medici del contado bolognese, non vedesse di buon occhio la recente invasione di medici toscani ed i suoi conflitti con Taddeo Alderotti sono ben documentati.[43] D'altra parte Bartolomeo parteggiava per la fazione Guelfa moderata dei Bianchi e deve essere stato bendisposto verso un Mondino bolognese, forse Ghibellino ma non certo Guelfo Nero, ottimo medico e, probabilmente, compagno di studi presso la nuova facoltà medica dell'Università di Bologna.

VII) 1305 - Il padre Rainerio vende un terreno agricolo.
Archivio di Stato di Bologna, memoriali del notaio Azzolino di Pietro Montanari.[44]
Il 4 agosto di quell'anno Rainerio, figlio del defunto Albizzio de' Liuzzi vendette a Giacomo, figlio del defunto Frate Ugolino, un pezzo di terra di undici tornature con una vigna e del bosco. La terra era posta in località Rio di Purpurola[45] nel contado di Bologna e fu venduta per 89 lire bolognine.
L'interesse di questo documento resta nella ricca informazione riguardante la famiglia di Mondino. Rainerio abitava nella parrocchia di San Antonino, zona di quartiere dei Caccianemici, assieme ai suoi tre figli, Albizzo, Francesco e Maestro Mondino.[46] Dallo stesso documento impariamo inoltre che la madre di Mondino si chiamava Bella di Guidone Gonelli e che sua moglie era Giovanna, figlia del defunto Giacomo Conversi.
E' interessante notare da questo documento che Mondino, circa trentacinquenne, sposato ed insegnante di medicina, abitava ancora con il padre. Per di più, la sua rinuncia ai diritti di proprietà sulla terra di fronte al notaio fu fatta in presenza del padre, perché Mondino non era ancora legalmente emancipato.

VIII) 1307 - Liuzzo viene assunto come lettore dell'Università per il 1308 con uno stipendio dal Comune di Bologna.
Archivio di Stato di Bologna, Riformagioni e provvigioni, vol. 8, c.234.[47]
Con una delibera del 31 luglio di quell'anno, il Comune elegge "ad legendum ordinarie et extra ordinarie pro anno futuro cum sallario secundum quod per dominos Anzianos fuerit deliberatum, et cum propter publicam utilitatem Comunis et Populi Bononie visum fuerit Rectoribus et Universitati scholarium, ... Nomina vero doctorum ellettorum per ipsa Universitatem ... [qui si nominano sette docenti]. Addictio facta per Anzianos: ... Dominus magister Liuccius, doctor fisice, ... [qui si nominano sei docenti]".
E' interessante che Liuzzo fosse stato eletto dal Consiglio degli Anziani e non dall'università degli studenti. Forse l'appoggio politico dei Liuzzi, o di Liuzzo in particolare, era basato su rapporti commerciali e corporativi di quartiere, più che sulla popolarità presso gli studenti. Le cronache bolognesi[48] documentano come gli Anziani fossero eletti dai singoli quartieri. Nel passato il Consiglio degli Anziani aveva già mostrato clemenza verso le inclinazioni Ghibelline del nipote Mondino, anche se in questo caso fu forse un buon rapporto accademico ad influenzare la decisione (cf. VI).

IX) 1307 - Liuzzo e Mondino insegnano assieme.
Archivio di Stato di Bologna, Ufficio dei riformatori degli estimi, Quartiere di Porta Ravegnana, Parrocchia di San Vitale.[49]
Tra il 1296 ed il 1330 il Comune bolognese eseguì ben cinque indagini generali sulle proprietà dei cittadini per determinare il livello delle tasse imposte. In questo documento Liuzzo de' Liuzzi, identificato come Dominus Magister Leucius Doctor in medicina dichiara il valore dei propri beni che sono case, terre e bestiame per un valore totale di 693 lire bolognine e 10 soldi.
Due informazioni sono d'interesse per la biografia di Mondino. Innanzitutto Liuzzo dichiara di vivere con la sua famiglia in una casa presso iuxta andronam Justoli, iuxta stratam publicam Sancti Vitalis con un valore dichiarato di 350 lire bolognine. Questo non è l'indirizzo indicato due anni prima (cf. VII) come domicilio del fratello Rainerio e famiglia, Mondino incluso. Quindi zio e nipote non abitavano assieme, il che è confermato da un altro documento del 1311 (cf. XI). D'altra parte il documento qui analizzato fornisce la prova di una collaborazione intima a livello professionale. Infatti la seconda casa denunciata da Liuzzo viene usata assieme dai due maestri per l'insegnamento privato: "Item habet unam aliam domum Bononie in capella Sancti Martini de Caranimicis, in qua legit ipse et nepos eius et non habet aliquam utilitatem ex ea, iuxta d. Gand. domum de Malconsiglia, iuxta Philipum fornarium et iuxta viam publicam, quam extimat viginti libras bon". Il fatto che nepos eius sia Mondino è convalidato da un documento analogo del 1315 (cf. XIII).
Il fatto che i docenti medievali insegnassero in case private è stato ben documentato[50]. Il fatto che Liuzzo e Mondino utilizzassero la stessa casa, di proprietà del primo, conferma esplicitamente due aspetti già derivabili indirettamente dalle altre fonti biografiche: zio Liuzzo doveva aver introdotto il nipote allo studio e alla pratica della medicina e i due maestri dovevano avere interessi accademici molto simili ed un rapporto professionale importante.

X) 1311 - Mondino è coinvolto in una rissa tra studenti, viene denunciato ed evita il processo.
Archivio dello Stato di Bologna, sezione del Comune, Carte di corredo agli Atti del Podestà, secondo semestre.[51]
L'11 dicembre di quell'anno scoppiò una rissa quando Andrea da Viterbo, Rettore degli scolari d'arte,[52] venne assalito all'improvviso da altri studenti nella sua abitazione, o locanda, situata nella parrocchia di San Antonino del quartiere di Porta Stiera. Tra gli assalitori vi erano Guglielmo e Ugolinuccio da Gubbio, il quale era molto offeso, e tutti lanciavano ingiurie all'Università ed anche al Comune. Poiché Andrea sembrava minacciato nella vita, alcuni dottori e scolari vennero in suo aiuto. Nella rissa furiosa che ne derivò Guglielmo restò leggermente ferito e sporse querela verso Andrea ed altre persone che lo aiutarono, fra le quali il documento menziona Mondino de' Liuzzi.
Il 15 dicembre seguente Mondino dovette scolparsi in tribunale e lo fece asserendo che l'accusa era priva di fondamento e che, in ogni caso, egli, in qualità di docente universitario era persona privilegiata e quindi non perseguibile: "Dicit magister Mondinus filius domini Nerii q. Albici Leutii privilegiate persone novo privilegio et ex persona ipsius non debere procedi in inquisitione facta per dom. Ormanum judicem ... tam de privilegio quam de filliatione ex eo quod incontinenti cum ocaxione malleficii commissi in personam ser Guillelmi de Agubio cum sanguinis affluxione. Die XVIII decembris pronunciavit non procedi, presentibus dom. Bonuilano judice et Bernardo Gandulfi et ser Tano, porrecta dicta die". Con una procedura spedita, il tribunale decideva tre giorni dopo di non perseguire Mondino.
L'episodio descritto in questo documento conferma che gli insegnanti bolognesi nel medioevo godevano di privilegi notevoli, anche quello di evitare procedure giuridiche.[53] Per quel che riguarda il carattere di Mondino, questo episodio lascia pensare che egli non fosse il tipo da evitare conflitti sia politici (cf. VI) che personali, ma non disprezzava usare privilegi - e denaro come nel caso precedente - per evitare noie con le istituzioni.
L'indirizzo di Andrea da Viterbo è di un certo interesse. In altri documenti descritti qui (cf. VII, XI e XIII) s'apprende che Mondino abitava nella medesima parrocchia di San Antonino - di Porta Stiera (cf. XIII) - e che l'edificio in cui insegnava era adiacente. E' possibile che Mondino, come tanti altri docenti universitari, affittasse stanze a studenti, forse nella stessa casa in cui insegnava. Un altro documento descritto più avanti (cf. XX) confermerebbe questo fatto. In questo caso è da notare che ospitare il Rettore degli scolari di arti confermerebbe il fatto che Mondino intratteneva rapporti sociali, accademici e politici di un certo livello (cf. XV e XXI).

XI) 1311 - Un documento notarile menziona l'indirizzo di Mondino.
Archivio di Stato di Bologna, (segnatura non indicata) documento descritto nel Fondo Mazzoni-Toselli, Biblioteca dell'Archiginnasio di Bologna.[54]
Nelle carte legali bolognesi del medioevo era d'uso definire gli indirizzi civici sia citando il quartiere, la parrocchia, la porta e la strada sia identificando chi abitava d'appresso. In questo caso una persona coinvolta in un caso penale è detta abitare nella parrocchia di Sant'Antolino (o Antonino) vicino a magister medicus Mondinus.
Questo sembra lo stesso indirizzo in cui Mondino era detto abitare con il padre nel 1305 (cf. VII) ed in cui Mondino abitava nel 1315 (cf. XIII). Il fatto che Mondino sia menzionato qui come capofamiglia del domicilio fa supporre che a quel tempo si fosse già emancipato dal padre (cf. VII).
Busacchi ritiene che questo sia il primo documento in cui ci si riferisce a Mondino con il titolo di maestro di medicina. Da questa raccolta di documenti risulta invece che questo titolo gli sia stato già attribuito nel 1307 (cf. IX), senza contare l’altro documento dello stesso anno 1311 (cf. X).

XII) 1314 - Mondino figura negli statuti della Società dei Toschi di Bologna.
Archivio di Stato di Bologna (segnatura non indicata) probabilmente in Statuti della Società dei Toschi, Statuti delle Società delle Armi, secc. XIII-XIV, busta n.3 .[55]
E' interessante che Mondino de Liuzzi, bolognese di seconda generazione (cf. V), sia ancora iscritto alla Società dei Toschi ben 55 anni dopo la prima iscrizione dei Liuzzi (cf. I). Questo conferma l'idea che le società d'armi ebbero un potere politico notevole tra il 1230 ed il 1370-80 e che c'era convenienza ad appartenere ad una di esse anche se la definizione corporativa della società non calzava esattamente.[56]
Stranamente in questo documento Mondino viene definito come doctor loyca, dato che l'insegnamento della Logica era riservato ai docenti di medicina inesperti[57] mentre Mondino doveva aver insegnato da più di vent’anni.

XIII) 1315 - Mondino abita in una casa di proprietà dello zio.
Archivio di Stato di Bologna, Ufficio dei riformatori degli estimi, Quartiere di Porta Ravennate, Parrocchia di San Vitale.[58]
Le circostanze riguardanti questo documento sono le stesse di quelle dell'estimo censuario rilasciato da Liuzzo nel 1307 (cf. IX). Otto anni più tardi le proprietà dichiarate dallo stesso, qui identificato come Magister Leucius Doctor in scientia medicine, sono diverse. L'abitazione di Liuzzo sembra essere la stessa, ma ora aggiunge che parte della casa pensionata est hoc anno per libras XVI bon. Probabilmente affittava stanze a studenti, come già discusso per Mondino (cf. X e XX.
L'informazione importante di questo documento è che Liuzzo possiede una casa che è usata da Mondino come abitazione nei pressi della sua scuola in cui insegna: Item habet in quarterio predicto Sterij [59] in capella Sancti Anthollini domum unam quam concessit nepoti eius magistro Mondino regenti (sic) [60] in medicina pro eius habitatione iuxta viam publicam , iuxta Avexellam et iuxta scolas in quibus regit (sic) dictus magister et iuxta dominam Johannam tabernariam, quam estimat libras C ".
La parrocchia di San Antonino è la stessa in cui Mondino abitava con il padre Rainerio nel 1305 (cf. VII) e dove abitava lui stesso nel 1311 (cf. XI). Dato che gli altri documenti non specificano chi fossero i vicini, non si può sapere se si trattasse proprio della stessa casa.
Benché Liuzzo e Mondino usassero case private per l'insegnamento (cf. anche IX), queste non erano le stesse in cui essi abitavano. Se l'insegnamento dei due maestri - certamente nel caso di Mondino - riguardava anche l'anatomia pratica, cioè dissezioni di animali e cadaveri umani, questa sistemazione troverebbe una giustificazione.
Il termine tabernaria usato nel documento può significare sia taverniera che bottegaia; è probabile che gli studenti che frequentavano lo studio privato di Mondino, o vi abitavano, avessero a disposizione anche un servizio di vitto a pagamento.

XIV) 1316 - Mondino si rende garante per un collega docente.
Archivio di Stato di Bologna, memoriali del notaio Giovanni di Bittino Orefice.[61]
Il 10 agosto di quell'anno il Maestro Uguccio, figlio del defunto Gillio ed abitante nella parrocchia di Santa Croce a Padova, registra un contratto d'insegnamento con gli studenti del monastero di San Marco in Firenze. Uguccio s'impegna con il rappresentante degli studenti - Zono figlio del defunto Guarnerio e proveniente dal Popolo di San Pietricello di Firenze - di recarsi in quel monastero per insegnare filosofia naturale per un anno a cominciare dal 1 settembre.
L'aspetto interessante della stesura di questo contratto è la presenza di Maestro Mondino, figlio di maestro Nerino che a sua volta è figlio di maestro Albizzo de Liuzzi della parrocchia di San Antonino dei Caccianemici. Mondino si rende garante che Uguccio eseguirà insegnamento secondo gli accordi presi con i Frati Remigio e Benigno del suddetto convento.
Questo documento conferma innanzitutto i continui rapporti che Mondino intrattenne fino alla fine della sua vita (cf. XXI) con la Toscana, regione d'origine della sua famiglia. L'episodio attesta inoltre la fama che Maestro Mondino doveva godere anche fuori di Bologna, se veniva chiamato a garantire la serietà accademica di un collega di Padova che andava ad insegnare a Firenze.
Un' altra informazione importante contenuta nel testo di questo contratto è la dichiarazione di Mondino di essere stato emancipato dal padre con un rogito del notaio Lambertuccio di Bertolino Botrigari, che fu redatto in casa degli eredi di Pellegrino de' Garisendi da Firenze in presenza dei fiorentini Giovanni Grasso del defunto Nello e Giovanni Gandolfini. Questo fa pensare che in quell'anno il padre fosse ancora vivo e che l'emancipazione legale di Mondino, non ancora avvenuta nel 1305 (cf. VII), corrispose con il suo cambiamento di domicilio dalla casa paterna alla casa offertagli dallo zio nel 1315 (cf. XIII), le quali si trovavano però nella stessa parrocchia.

XV) 1316 - Mondino e Liuzzo partecipano ad una missione diplomatica.
"Della Historia di Bologna", cronaca di Ghirardacci.[62]
Nel settembre di quell'anno Giovanni, il figlio di Roberto d'Angiò ‘Re della Sicilia’ (cioè dell’Italia meridionale), passò per Bologna mentre viaggiava con la Duchessa Caterina di Calabria. Il Ghirardacci racconta: "Alli 19 essendo restato in Bologna un agente del Re Giovanni per accomodare alcune cose sue, venne a parole con Ugolino dalle Olle e Pietro di Guglielmo da Castagneto li quali lo ferirono benché leggermente su la testa e si fuggirono; il perché volendo il Pretore procedere contra di alcuni altri incolpati, a torto, molti del popolo, con gridi e pietre si posero contra di lui e tumultuarono nella piazza; liberati gli innocenti, il consiglio tosto elesse alcuni ambasciatori Cherici e Laici, acciocché andassero al Re Giovanni a scusarsi del caso accorso; li quali hebbero dal Re grata udienza e accettò le scuse loro; gli ambasciatori laici furono Maestro Lucio, Maestro Castellano, e Maestro Mondino Dottori Fisici; li religiosi furono Fra Pietro de' Ramponi Guardiano di Frati Minori, un altro Frate e due servitori, Fra Guidone Armeno e Fra Guglielmo de' Lambertini dell'Ordine de' Predicatori, accompagnati da due altri servitori".
L'episodio riferito da questa cronaca bolognese, che Sorbelli considera accurata[63], fa pensare che la famiglia dei Liuzzi, nonostante i propri trascorsi Ghibellini (cf. III e VI), godesse del rispetto del governo popolare bolognese, per essere incaricati di una missione diplomatica delicata. Il fatto che zio e nipote intraprendano assieme questa missione conferma la qualità del loro rapporto su basi sia professionali che politiche.

XVI) 1318 - Mondino prende in prestito una somma di denaro.
Archivio di Stato di Bologna, memoriali del notaio Antonio di Andrea Bernardini.[64]
Il 18 settembre di quell'anno Bartolomeo, figlio di Melchiorre de Conforti ed abitante nella parrocchia di San Lorenzo di Porta Stiera, dà in prestito la somma di 200 lire bolognine a Mondino, doctor phisice ed abitante sia nella parrocchia di San Vitale che in quella di San Martino dei Caccianemici Piccoli (sive S. Martini de Cazanimicis pizolis). Mondino promette di versare al creditore 100 fiorini d'oro sei mesi dopo.

XVII) 1318 - Lo zio Liuzzo muore.
Pietra tombale presso la chiesa dei S.S. Vitale e Agricola in Arena, Via San Vitale, Bologna.
Liuzzo de' Liuzzi morì il 30 agosto di quell'anno e fu sepolto nel cimitero della chiesa parrocchiale dei S.S. Vitale ed Agricola. La chiesa medievale del X secolo fu distrutta (probabilmente da un incendio) nel XV secolo ed una nuova chiesa fu costruita nello stesso luogo, mentre il cimitero venne eliminato dallo sviluppo edilizio che seguì.[65] Per fortuna la pietra tombale della famiglia Liuzzi fu conservata e montata sul muro esterno della chiesa sotto il portico di Via San Vitale. Non bisogna quindi pensare che si tratti di un sepolcro, né del sepolcro di Mondino, come qualche autore riporta.
Si tratta di un bell'esempio di pietra sepolcrale medievale di un docente universitario bolognese, del tipo che si ritrova ancora in qualche chiesa della città e nel Museo Civico Medievale.[66] Lo scultore, Roso da Parma, ha rappresentato su pietra arenaria gialla di Bologna[67] Maestro Liuzzo mentre insegna ex-cattedra ai suoi studenti di medicina. La scena è simile a quella scolpita sulla tomba di Rolandino de' Passeggeri che morì nel 1300. L'epitaffio in terzine latine si riferisce alla fama del medico Liuzzo e alla sua abilità nel ridare vita; acquistando un nome simile ad Ippocrate si guadagnò l'invidia del Fato che lo fece rinchiudere nel nobile marmo nell'anno 1318 dopo che il sole aveva girato trenta volte nel mese di agosto.[68]
Sulla sinistra dell'epitaffio c'è un libro con la massima Vita brevis Ars vero longa, ispirata al primo aforisma di Ippocrate. Sulla destra c'è uno stemma di famiglia che dovrebbe rappresentare due pesci verticali (lucci), ma è molto alterato a causa di un atto vandalico perpetrato verso la fine del '700, [69] probabilmente durante i tumulti contro l'aristocrazia. Fantuzzi deve averlo osservato ancora intatto e lo descrive con due pesci.[70]

XVIII) 1321 - Mondino difende la propria terra da un intruso.
Archivio di Stato di Bologna, (segnatura non indicata) documento descritto nel Fondo Mazzoni-Toselli, Biblioteca dell'Archiginnasio di Bologna.[71]
Busacchi racconta che nel 1320 Mondino acquistò un pezzo di terreno agricolo in località Barbiano sulle colline bolognesi. Poiché un terreno nella stessa località era stato dichiarato nel 1315 da Liuzzo (cf. XIII) è possibile che Mondino l'abbia, almeno in parte, ereditato dallo zio. Questa proprietà figura nell'inventario dei beni di Mondino redatta dopo la sua morte (cf. XXIV).
In quell'anno Guido di Michele entrò nel terreno in questione armato di un 'falzone' asportando abusivamente erbe e legname. In un primo momento Mondino denunziò l'intrusione ed il furto, ma poi ritirò l'accusa e Guido fu assolto.
Da questa informazione ed altre riportate qui sembra che le proprietà terriere dei Liuzzi fossero localizzate sulle colline fuori Bologna nella zona di Monte San Donato e lungo la valle dell'Aposa.

XIX) 1321 - Mondino figura tra i lettori dell'Università di Bologna.
"Della Historia di Bologna", cronaca di Ghirardacci.[72]
Nella cronaca di quell'anno il Ghirardacci annotò "In Medicina leggevano il Mondino, Alberto, Peregrino de' Christiani, Bettuccio, Giuliano di Giacomo, Guidone e Castellano tutti Dottori Bolognesi".
Il secondo nella lista è probabilmente Alberto de' Zancari.[73] Il quarto è probabilmente Alberto di Rolando detto Bertuccio, che annotò alcune opere di Mondino.[74] L'ultimo è probabilmente il collega medico che accompagnò Liuzzo e Mondino in missione diplomatica dal Principe Giovanni (cf. XV).

XX) 1322 - Mondino ospita studenti.
Archivio di Stato di Bologna, carte di corredo della Curia del Podestà, 29 dicembre 1322 .[75]
Zaccagnini riferisce l'esistenza di documenti d'archivio che dimostrano che Mondino de' Liuzzi ospitava studenti a pagamento. Un episodio che suggerisce proprio questa situazione è stato descritto più sopra (cf. X).

XXI) 1323 - Il medico Fiduccio de' Milotti muore a Bologna mentre è ospite di Mondino.
Archivio di Stato, (segnatura non indicata) probabilmente in Ufficio dei Memoriali.[76]
Il 20 luglio di quell'anno Maestro Fiduccio de' Milotti da Certaldo, un medico toscano che praticava a Ravenna, cadde ammalato mentre era ospite di Mondino a Bologna, dettò il suo testamento e probabilmente vi morì. Fiduccio deve la sua fama all'amicizia che ebbe con Dante Alighieri durante la permanenza a Ravenna del poeta esiliato. Egli agì anche come intermediario, col nome di Alfesibeo, nella corrispondenza intercorsa tra Dante e l'umanista bolognese Giovanni del Virgilio, quando quest'ultimo invitò il poeta ad essere laureato in Bologna.[77]
Ancora una volta (cf. XIV) abbiamo prova di rapporti importanti tra Mondino ed altri intellettuali fuori di Bologna, specialmente nella cerchia dei Toscani. Benché Mondino abbia trascorso tutta la sua carriera medica in Bologna in un periodo in cui era normale spostarsi tra diverse Università europee, non bisogna pensare che egli vivesse in un mondo accademico provinciale. E' possibile immaginare che abbia conosciuto bene il giovane poeta toscano Dante Alighieri quando tra il 1285 ed il 1288 ambedue frequentavano lezioni all'Università di Bologna.[78] Una comune amicizia con Dante non va necessariamente appellata per spiegare la visita di Fiduccio a Mondino, cosa forse ovvia per un medico toscano che passa per Bologna.

XXII) 1324 - Mondino figura tra i lettori dell'Università di Bologna
"Della Historia di Bologna ", cronaca di Ghirardacci.[79]
Mondino figura tra i lettori dell'Università anche nell'anno 1324: "Mastro Mondino Dottore in Medicina leggeva in pratica col salario di cento lire". Nel 1321 Mondino insegnava medicina (cf. XIX), ora insegna pratica. Il significato accademico e filosofico dell'armonia tra teoria e pratica presso la scuola medica bolognese del XIII secolo è stato discusso molto bene da Siraisi e da Ottosson.[80] Mondino aveva compilato la sua Anothomia già da circa otto anni e la fama di anatomico intellettuale che istruisce chirurgi eruditi (cf. XXVIII) doveva essere già stabilita. E' quindi possibile che la pratica a cui si riferisce la cronaca fosse proprio un corso pubblico di anatomia pratica, cioè coadiuvata dalla dissezione. Alternativamente si sarebbe potuto trattare di un corso di clinica farmaceutica, in considerazione del fatto che la produzione letteraria di Mondino ci permette di descrivere le sue conoscenze come ben più vaste della sola anatomia.[81]
Il fatto che, dai documenti disponibili, Mondino sia stato impiegato dal Comune per l'insegnamento universitario solo per due anni, può significare che i documenti relativi ad altri incarichi sono andati perduti o che egli fosse pagato direttamente dagli studenti senza coinvolgere la burocrazia comunale.

XXIII) 1326 - Mondino detta il suo testamento
Archivio di Stato di Bologna, memoriali del notaio Cristoforo di Pisano, c. XV v .[82]
Questo documento e l'inventario postumo dei beni (cf. XXIV) rappresentano la fonte biografica più ricca di questa serie. Ci forniscono informazioni importanti sui rapporti di parentela di Mondino, sulle proprietà destinate ad ogni persona e sulle personalità che furono presenti some testimoni dell'atto notarile. Il testo di questi due documenti sarà l'oggetto di una pubblicazione futura, dato che la loro lunghezza e complessità non sono compatibili con lo scopo di questa biografia. Qui sono riportati solo gli aspetti più salienti.
Il 17 di Febbraio di quell'anno Mondino veniva identificato da questo atto notarile come D. magister Mundinus quondam d. Nerini de Liuciis , dotor phixice capelle Sancti Martini de Cazanimicis pizolis. Egli destinò 302 lire bolognine per funzioni religiose destinate alla salvezza della sua anima e nominò d. Iacobum de Butrigariis legum doctorem, d. Gandonem de Gandonibus et Gennum suum fratrem esecutori del testamento e della sua sepoltura che doveva essere fatta nella chiesa di San Vitale.
Mondino lasciò ai suoi fratelli Gerino, Benedetto e Lucio la casa nella parrocchia di San Antonino a Porta Nuova, la terra in località Rio Purpurola, dei libri di medicina e della terra posta in loco dicto scorneta in guardia Corvarie. Vi è quindi una lunga lista di parenti, associati ed inservienti a cui lascia somme diverse per ragioni diverse.
Mondino deve essere rimasto vedovo della prima moglie Giovanna perché nel suo testamento appare una moglie di nome Mina alla quale egli lascia la sua dote di trecento lire ed altri beni vari. Alle due figlie di Mina (e di Mondino, come confermato nel documento che segue) egli lascia trecento lire ciascuna come dote per sposarsi o per entrare in un ordine religioso.
Tutto il resto dei beni vengono lasciati in proporzione uguale ai figli Gabardum, Lodovicum et Lucium. Ma al momento della stesura del documento la moglie Mina è incinta, per cui Mondino prevede che i tre figli dovranno dividere l'eredità loro riservata in quattro se nascerà un maschio; nel caso sarà femmina egli stabilisce una dote di trecento lire come per le altre figlie di Mina.
Il testamento fu redatto in casa di Mondino con due frati francescani e don Giovanni, sacerdote della chiesa di San Martino, come testimoni dell'identità dell'autore e della sua sanità mentale. Tra gli altri numerosi testimoni presenti alla stesura del documento vi sono personalità di rilievo nel campo accademico: magistro Gregorio de Alamania retore scolarium medicinae ,[83] d.magistro Alberto, probabilmente Alberto de' Zancari famoso medico bolognese[84] e magistro Bertucio allievo di Mondino e maestro a sua volta del grande chirurgo francese Guy de Chauliac.[85]

[ Mondino muore. La data della sua morte va posta tra il 17 Febbraio ed il 15 Maggio 1326, le date dei due documenti qui descritti (cf. XXIII e XXIV). La ragione di alcuni errori sulla data della morte apparsi nella letteratura del XIX secolo possono spiegarsi con un errore fatto da Alidosi nel 1623, poi riportato da Albertini nel 1644, parzialmente trascritto da Mazzetti nel 1840 [86] e poi ripetuto in resoconti storici superficiali. Bisogna pensare che Mondino non sia morto dopo una lunga malattia molto debilitante, poiché la moglie Mina era incinta, o aveva appena dato alla luce un bambino. ]

XXIV) 1326 - I beni di Mondino vengono inventariati dopo la sua morte.
Archivio di Stato di Bologna, memoriali del notaio Migliore di Matteo, c. XXV r .[87]
Il 15 Maggio di quell'anno Giacomo di Gandone de' Gandoni, esecutore testamentario, nomina Zaccaria, figlio del defunto Giovanni Benintendi, come tutore dei quattro figli di Mondino: Gabardino, Lodovico, Liuzzo (o Leoncio) e Mondino jr. Bisogna quindi concludere che la seconda moglie Mina abbia dato alla luce, probabilmente subito dopo la morte del marito, un bambino che fu chiamato con lo stesso nome del padre, forse in suo ricordo.
Questo documento fornisce ulteriori particolari sulle proprietà di Mondino e su Mina. Infatti si apprende che essa era, come Giacomo l'esecutore del testamento, figlia di Gandone de' Gandoni. Questo rapporto di parentela forse spiega perché domina Mina sia menzionata così spesso nell'inventario dei beni. Le figlie di Mina – Maxie et Horabilli sororibus filiabus dicti magistri Mondini – vengono qui definite come figlie di Mondino stesso, il quale ebbe quindi quattro figli e due figlie.
Sia il testamento che l'inventario dei beni sono documenti molto importanti per capire l'ambiente famigliare e sociale di Mondino ed i rapporti che egli aveva con parenti ed associati d'affari.

XXV) 1326 - Mondino viene sotterrato nella stessa tomba dello zio Liuzzo.
Pietra tombale fuori della chiesa dei S.S. Vitale ed Agricola, sotto il portico di Via San Vitale, Bologna.
Murata sotto la pietra tombale di Liuzzo de' Liuzzi (cf. XVII) c'è una piccola pietra aggiunta alla morte di Mondino (o dopo) su cui sono scolpite le seguenti parole (con abbreviazioni): sepulcrum Magistrorum leucii et mondini de luccis et eorum heredum.[88] Evidentemente nel cimitero della chiesa medievale vi era una tomba costruita per Liuzzo nel 1318, che fu usata per Mondino nel 1326 e che diventò una tomba di famiglia con il passare degli anni (ma non per il figlio Ludovico, cf. XXIX). La chiesa medievale fu ricostruita nel XV secolo (cf. XVII), ma le due pietre tombali dovevano già essere nella posizione attuale quando il medico bolognese Alessandro Achillini (1463-1512) fece riferimento ad esse "nel mur ... di San Vitale".[89]

XXVI) 1326 - I frati della chiesa di San Francesco celebrano messa per l'anima di Mondino.
Libri d'entrata e spesa dei Francescani.[90]
Fantuzzi informa che i registri amministrativi dei frati francescani di quell'anno contengono la seguente partita: Item Frater Guido di Spatis recepit pro anima magistri Mundini lir. 15. [91]
Questo documento fa pensare ad un rapporto particolare tra Mondino e l'ordine dei Frati Minori, un fatto interessante che riguarda anche il suo maestro Taddeo Alderotti[92] e l'università degli artisti in generale.[93] Il rapporto tra i medici medievali ed i francescani, il quale potrebbe avere un significato importante per la storia e filosofia della medicina, dovrebbe essere studiato più a fondo.

XXVII) 1326 - Due cronache bolognesi ricordano la morte di Mondino.
Cronaca Rampona (ms n. 431 Biblioteca Universitaria di Bologna) e cronaca Villola (cod. 1456 BUB).[94]
La cronaca detta Rampona (Sorbelli, p. 369, righe 14-17) racconta: "Eodem anno morì maestro Mondino, che fu reputado uno di migluri medixi del mondo; e fu sepelido a San Vidale cum grande honore".
La cronaca di Pietro e Floriano da Villola (p. 370, righe 34-35) racconta: "Maestro Mondino si morì e seterosse a San Vitale a gran honore; fo reputà uno di miiuri medixi del mondo".
La Historia Miscella bononiensis compilata da Bartholo Malo della Pugliola[95] è una mescolanza di brani scelti da le stesse cronache riportate integralmente da Sorbelli. Essa racconta (p. 340): "In questo anno morì Maestro Mondino, che fu reputato uno dei migliori Medici del Mondo, ed ebbe un grandissimo onore dalla maggior parte del Popolo".
E' lecito pensare che Mondino abbia lasciato un'impressione particolare nella mente dei bolognesi per essere stato ricordato così calorosamente dalle cronache cittadine, le quali si occupano generalmente di soli fatti politici e militari. E' raro che riportino la morte di un intellettuale o di un medico. Per un confronto, la morte del pur famoso Taddeo Alderotti figura solo nella cronaca Rampona e con queste semplici parole: Tadeus medicus illustris Bononiensis moritur . [96]

XXVIII) 1363 - Guy de Chauliac riconosce Mondino come caposcuola della nuova anatomia umana.
Guidonis de Caulioco, Chirurgia magna , Tom. I, Trat. 1, Doct. 1, fols. 5r-v. Edizione curata da Bonneti Locatelli Bergomensis, Venezia 1498 .[97]
Guy de Chauliac (Guido da Cauliaco, morì nel 1368), il più grande chirurgo francese del medioevo, studiò a Bologna come allievo di Bertuccio (Alberto di Rolando), egli stesso allievo di Mondino.[98]
All'inizio della sua famosa Chirurgia Magna Guido offre una descrizione dell'anatomia umana secondo il nuovo metodo introdotto da Mondino, basato sulla dissezione sistematica delle quattro regioni del corpo, e nell'introduzione rende omaggio alla scuola anatomica bolognese: "... secundum quod tractat Mundinus, qui super haec scripsit, et ipsam fecit multoties, et magister meus Bertuccius per hunc modum ...situato corpore mortuo in banco, faciebat de ipso quatuor lectiones: ...". Bisogna notare che successive edizioni della Chirurgia Magna trascurarono di menzionare Mondino in questo passaggio lasciando solo il riferimento a Bertuccio[99] mentre l'edizione qui citata e la prima traduzione francese[100] mantennero la citazione per intero.
Questo passaggio di Guy è importante non solo per la statura intellettuale del grande chirurgo francese. E' stato proposto che la fama di Mondino fosse solo dovuta ad una fortunata formula editoriale della sua Anothomia, che ebbe successo perché succinta, chiara ed applicativa.[101] L'omaggio del chirurgo francese si riferisce invece al vero contributo di Mondino: l’introduzione della dissezione come strumento accademico, una vera rivoluzione filosofica, ed una nuova visione regionale dell'anatomia chirurgica che rappresentò un modello ancora seguito da William Harvey 300 anni più tardi.[102]
A pochi decenni dalla morte Mondino veniva già considerato anche all'estero il caposcuola di una nuova disciplina, l'anatomia.

XXIX) 1373 - Ludovico, figlio di Mondino, fa testamento.
Carteggio del notaio modenese Andrea di Antonio Cartolari. A. lib. 98.n. 44 .[103]
In questo documento si legge che "Lodovico di Mastro Mondino Liuti Dott. di Fisica" fa testamento a Modena ma dispone di essere seppellito presso la chiesa dei frati di San Francesco di Bologna, per la cui esecuzione lascia la somma di 25 lire bolognine. Alla moglie Masina di Graziano Caretti lascia 74 lire, mentre il fratello Leone è nominato erede universale.
Lodovico, uomo di legge, fu uno dei correttori degli Statuti della città di Bologna nel 1381.[104] Nel 1372 egli è ricordato nelle carte penali bolognesi per un furto perpetrato da un suo domestico ai danni della moglie Masina.[105] In quell'occasione Lodovico è identificato come abitante nella parrocchia di San Martino dei Caccianemici, ovviamente ancora la casa di famiglia dei Liuzzi (cf. XVI).
Un altro figlio di Mondino, Liuzzo o Leone detto Leoncino, fu notaio[106]; Mondino junior diventò un filosofo, si laureò nel 1348 e figurò tra i lettori dell'Università di Bologna nel 1350.[107]

XXX) Garzoni ed altri medici rendono ancora omaggio a Mondino alla fine del XV secolo.
"De dignitate urbis bononiae" cronaca di Giovanni Garzoni.[108]
Giovanni Garzoni insegnò medicina all'Università di Bologna tra il 1466 ed il 1506, anno della sua morte.[109] Nella sua opera sui bolognesi famosi e sui pregi della città, dedicata ad Antonio Galeazzo Bentivoglio, Mondino viene citato per primo tra i medici: "... Mundinum Bononiensem nobilissimum , & prestantissimum fuisse medicum affirmem necesse est, cum ejus extent scripta sententiis referta, quae cum legimus maxima nos voluptate afficiunt. Totam hominis fabricationem, omnemque humanae naturae figuram, atque perfectionem litteris mandavit, quae res quanti facienda sit, nullis possum verbis consequi ... ".
Quando Garzoni scriveva quest’elogio, l'Anothomia di Mondino era un testo prescritto agli studenti di medicina in varie università europee, inclusa la prestigiosa scuola di Padova.[110] Nel frattempo Berengario da Carpi si accingeva a riconoscere il lavoro pionieristico di Mondino con il suo lungo lavoro Commentaria super anatomia Mundini, che fu completato attorno al 1490 e pubblicato a Bologna nel 1521 da Geronimo de Benedetti. Nell'introduzione Berengario loda Mondino con queste parole: "... & tanta de cognitione membrorum dixerit: hic certe fuit divini ingenii ... Fateor ego, quicquid scio de Anatomia, scio primo duce Mundino ...".[111] Nello stesso periodo Leonardo da Vinci (1452-1519), che dimostrò nei suoi disegni l'evoluzione dell'anatomia medievale in quella rinascimentale, usava l'Anothomia di Mondino come guida di dissezione.[112]


MONDINO – UOMO E MEDICO

Questa è un riassunto in stile discorsivo delle informazioni documentate fornite nella sezione ‘Biografia di Mondino de’ Liuzzi da Bologna’ e nelle note critiche dell'Anothomia.
Nel 1906 un irrequieto medico di Brooklyn, Lewis S. Pilcher, intitolò un articolo su Mondino de' Liuzzi 'The Mondino myth". Nel 1988 il 'Dizionario dei Bolognesi' curato da G. Bernabei definiva ancora il medico medievale come 'personaggio dai contorni leggendari'. Sembra che mito e leggenda si addicano ai grandi personaggi e che qualità leggendarie vengano loro attribuite anche quando non sono appropriate. In verità Mundinus bononiensis è sempre stato con i piedi per terra e fu ben conosciuto a Bologna e in tutt'Europa, fin da quando i suoi allievi ne assicurarono la realtà e l'immortalità identificandolo come il padre della nuova anatomia.
Nato a Bologna attorno al 1270 in una famiglia di medici e farmacisti, Mondino de’ Liuzzi ne seguì le tradizioni, nei suoi studi fece buon uso della filosofia naturale aristotelica appena introdotta in Bologna, soffrì dei travagli politici del tempo, perseguì l'armonia tra teoria e pratica nella sua carriera medica e si occupò della famiglia e dei suoi associati. Mondino morì il 30 agosto 1326 e fu seppellito nel cimitero della Chiesa dei SS. Vitale ed Agricola in Bologna.
Il giovane (Rai)mondino avrebbe avuto una vita facile in una famiglia borghese benestante dove padre e zio lo avevano destinato ad una carriera interessante, se non fosse stato per le continue lotte politiche tra le famiglie bolognesi alleate ai Geremei, d'ispirazione guelfa, ed ai Lambertazzi, d'ispirazione ghibellina. I Liuzzi si schierarono apertamente dalla parte dei Lambertazzi e ne subirono le conseguenze: una forte somma da pagare come riscatto del giovane medico (Mondino aveva circa trent’anni) che era stato bandito dalla parte guelfa che allora dominava Bologna. Anche le lotte tra studenti, e tra Comune e studenti, coinvolsero Mondino che evidentemente non era tipo da sottrarsi ai conflitti sociali.
Nonostante le difficoltà politiche, Mondino fu in grado di perseguire una carriera medica brillante, probabilmente grazie ad una famiglia ricca ed al rispetto di cui un bravo medico generalmente gode. Egli fu fortemente influenzato dalla nuova medicina introdotta dal suo maestro Taddeo Alderotti, la quale era caratterizzata da un'armonia tra teoria e pratica ed dallo studio accademico degli autori greci ed arabi che erano stati tradotti nel XII e XIII secolo. Una semplice scorsa ai titoli della ventina di opere manoscritte medievali che portano il suo nome mostra una gamma estesa d'interessi accademici: oltre alla sua famosa Anothomia, si trovano trattati e consigli clinici, commenti di opere greche ed arabe, discussioni teoriche. Un'analisi preliminare delle pochissime opere cliniche già edite (alcuni consigli clinici ed una discussione teorica), fa pensare che il testo dell'Anothomia non sia rappresentativo del livello accademico di Mondino. Infatti quest'opera aveva l'intenzione d'illustrare l'anatomia applicata alla chirurgia ed alla clinica, non di fare dotte disquisizioni, le quali si trovano invece in altre opere, specialmente nelle questiones.
Mondino fu un medico moderno che si tenne aggiornato con la letteratura, che seguì le nuove tendenze accademiche e che apportò innovazioni importanti nella sua disciplina. Gli scienziati del passato vanno appunto giudicati nel contesto del loro tempo, non con il metro delle nostre conoscenze attuali. La descrizione dell'Anothomia , abbastanza comune nella letteratura storica, come un'analisi sommaria del corpo umano contaminata da terminologie e concetti arabi, non è quindi storicamente giusta. La guida alla dissezione delle strutture che hanno rilevanza clinica e chirurgica è sofisticata, cioè molto superiore alla parte anatomica delle opere chirurgiche di Guglielmo da Saliceto (1210-1276) e Guido Lanfranchi (XIII sec.), e dei contemporanei Enrico di Mondeville e Guido da Vigevano. Per le strutture muscolo-scheletriche Mondino rimanda a suoi insegnamenti passati che non ci sono stati tramandati per iscritto. Durante la transizione dal XIII al XIV secolo la medicina araba (Avicenna, Haly Abbas, Averroè) fece da mediatrice tra la tradizione greca (Ippocrate, Aristotele, Galeno) e le sorgenti scuole mediche europee (Bologna, Montpellier, Padova). L'influenza araba in Mondino era quindi un indice di alta qualità accademica.
Le innovazioni apportate da Mondino all'anatomia umana sono l'introduzione del cadavere nell'insegnamento, l'introduzione dell'anatomia regionale, l'elevazione del livello accademico delle scienze anatomiche e l'attitudine a controllare in modo pratico le fonti classiche. Un confronto più approfondito del testo dell'Anothomia con testi precedenti sarà necessario per determinare quali strutture del corpo umano furono descritte per la prima volta da Mondino.
Il 1316 è quasi sicuramente una data di comodo per Anothomia, poiché vi sono chiare indicazioni che questa opera, forse una collezione di ‘dispense’ per i suoi studenti, fu compilata in momenti diversi all'inizio del XIV secolo, mentre alcune parti furono forse scritte anche prima. Nel testo vi sono inoltre prove che Mondino aveva sezionato molti cadaveri di ogni età e d'ambo i sessi prima di compilare, o mentre compilava la sua opera, non solamente due cadaveri di donna come dicono la maggior parte dei testi storici.
La dissezione del cadavere, ripresa dopo circa 1500 anni d'interruzione, era uno dei diversi metodi di preparazione anatomica di cui Mondino era maestro, cioè quello più adatto al carattere clinico-chirurgico del suo trattato. Le circostanze sociali ed accademiche che hanno permesso questa innovazione filosofica e didattica nell'Università di Bologna sono attualmente l'oggetto di ricerche specifiche, ma per il momento restano poco chiare.
Il metodo di dissezione regionale del corpo umano a scopo didattico, così come è stato descritto per la prima volta da Mondino, è fondamentalmente quello ancora usato nelle sale di dissezione delle scuole di medicina di tutto il mondo. Benché Guglielmo da Saliceto avesse già elevato la chirurgia a livelli accademici ben superiori alla pratica cerusica alto-medievale, Mondino associò per la prima volta nozioni di fisiologia, patologia e clinica alla descrizione del corpo umano. Il testo contiene anche la descrizione di sei interventi chirurgici e due trattamenti curativi. Nell'Anothomia Mondino ha citato trentatré volte Galeno, dodici volte Avicenna, tre volte Aristotele, due volte Ippocrate e Haly Abbas ed una volta Averroè, Rhazes, Serapione e Mesuè il Giovane. In molti passi si legge poi l'esortazione a controllare la lezione dei classici con l'osservazione pratica e in qualche caso Mondino stesso esprime dubbi ed opinioni diverse dai maestri del passato. Questo atteggiamento è ben diverso da quello di un ripetitore acritico dell’anatomia Galenica, come suggerito da molti storici della medicina.
L'Università di Bologna può quindi vantarsi di essere stata la culla sia dell'anatomia macroscopica con Mondino de' Liuzzi nel XIV secolo, che dell'anatomia microscopica con Marcello Malpighi nel XVII secolo.
Mondino si occupò anche di un'unità familiare complessa. Dalle due mogli, Giovanna e Mina, ebbe quattro figli e due figlie. Sia il testamento che il documento d'applicazione dello stesso, rivelano un interessamento diligente al benessere dei figli, dei parenti e delle persone associate alle sue proprietà cittadine e di campagna. Nonostante gl'impegni accademici e familiari, egli mantenne anche rapporti con colleghi in altre località d'Italia, specialmente con quelli toscani, data l'origine toscana dei Liuzzi.
Mondino non partecipò al governo di Bologna, come si legge spesso, ma nel 1316 fece parte di un'ambasceria presso la corte del Re di Napoli che fu abbastanza banale anche se importante. Dopo essere stato coinvolto da giovane nei conflitti politici bolognesi, si occupò solo di medicina. Ma in questo campo raggiunse tanta fama da essere ricordato in diverse cronache cittadine in modo molto più caloroso di ogni altro medico del tempo.
Il lavoro di Mondino de’ Liuzzi rappresenta molto bene la transizione dalla medicina pratica alto-medievale a quella dotta tardo-medievale. Nonostante questo suo ruolo chiave nella storia della medicina – e della chirurgia in particolare – la grande maggioranza delle sue opere restano ancora in forma manoscritta, cioè senza essere trascritte, pubblicate e commentate.

[1] Giorgi, P. P. & Pasini, G. F. (1992) Mondino de’ Liuzzi – Anothomia, Bibliografia dei lavori che danno informazione su Mondino, parte V. Istituto per la Storia dell’Università di Bologna, Bologna.
[2] Fantuzzi, G. (1788-94) "Notizie degli scrittori bolognesi", vol. VI, pp. 41-46; vol. IX, p. 156. Bologna. Esiste una ristampa del 1965 dell'editore Forni, Bologna.
[3] Sighinolfi, L. (1930) "Mondino de Liucci - Anatomia". L. Cappelli, Bologna.
[4] Baldini, M. (1986) "Problemi di storia della scienza". Città Nuova, Roma.
[5] Tiraboschi, G. (1775) "Storia della letteratura italiana", Tomo V, Capo III, Par. XXX, pp. 219-222. Modena. Esiste una ristampa del 1822-26 fatta a Milano.
[6] Fantuzzi, op. cit. (2).
[7] Giorgi & Pasini, op. cit. (1), parte I.
[8] Medici, M. (1857) "Compendio storico della scuola anatomica di Bologna dal rinascimento delle scienze e delle lettere a tutto il secolo XVIII". Tipografia Governativa della Volpe e del Sassi, Bologna.
[9] Autore ignoto (1839) "Di alcuni errori occorsi nella storia riguardante il Mondino restauratore dell'anatomia nel secolo XIV" Bullettino delle Scienze Mediche, serie II, vol. VII, pp. 377-383. Medici, op. cit. (8) nella sua nota a p. 18 dice che l'autore è il Dott. Ulisse Breventani. Lo stesso lavoro viene invece attribuito a B. Cecchetti da Munster, L. e Dall'Osso, E. (1957) "Mondino de' Liuzzi, lettore-clinico presso lo studio di Bologna e le sue opere mediche ancora inedite", p. 11, Atti XV Congresso Nazionale sulla Storia della Medicina, Torino 1-3/6/57. Arti Grafiche Cossidenti, Roma.
[10] Giorgi & Pasini, op. cit. (1), parte II.
[11] Sighinolfi, op. cit. (3).
[12] Dallari, U. (1932) "Due documenti inediti riguardanti Liuzzo e Mondino de' Liuzzi" Rivista di storia delle scienze mediche e naturali, vol 23, pp. 1-7. Pantanelli, G. (1923) "Mondino dei Luzzi - Episodio inedito" Bullettino delle scienze mediche (Società Medico-chirurga di Bologna), anno 95, serie X, vol. 1 (settembre-ottobre), pp. 276-278 (oppure pp. 1-3). Frati, L. e Pantanelli, G. (1913) "Testamento ed inventario dei beni lasciati dall'anatomico Mondino dei Liuzzi" Bullettino delle scienze mediche (Società Medico-Chirurgica di Bologna), anno 84, serie IX, vol. 1, pp. 2-11. Questo lavoro riporta solo la trascrizione dei documenti ed è senza autore, ma il redattore della rivista, A. Pecci, spiega nella prefazione (p. 2) che i documenti in questione furono trovati in archivio da Lodovico Frati e furono trascritti da Guido Pantanelli. Per questa ragione Munster e Dall'Osso (1957) ritengono che l'autore del lavoro sia Pecci.
[13] Giorgi & Pasini, op. cit. (1), parti III & IV.
[14] Dall'Osso, E. (1955) "Una questione dibattuta: quanti anatomici e medici di nome 'Mondino' esistevano all'inizio del '300" Bollettino dell'Accademia Medica Pistoiese "Filippo Pacini", vol. 26, pp. 245-256. Questo autore fornisce buone informazioni su Mondino da Cividale e le sue opere, ma ritiene che Mondino de’ Liuzzi abbia scritto solo Anothomia. Per la lista della ventina di opere di Mondino bolognese si veda Giorgi & Pasini, op. cit. (1), pp. 55-87.
[15] Giorgi & Pasini, op. cit. (1), parte IV.
[16] Siraisi, N. G. (1981) "Taddeo Alderotti and his pupils", pp.66-69. Princeton University Press, Princeton (N.J.).
[17] Sighinolfi, op. cit. (3), p. 12. Gaudenzi, A. (1889) "Statuti delle società del popolo di Bologna", vol. I "Le società d'armi", p. 31. Bologna.
[18] La migliore documentazione della cittadinanza bolognese di Mondino de’ Liuzzi si può ottenere dalla dozzina di titoli, incipit and explicit in cui i suoi contemporanei si riferiscono a lui come bononiensis, cf. Giorgi & Pasini, op. cit. (1), pp. 55-87. Infatti Mondino era un bolognese di seconda generazione (cf. V). Fantuzzi, op. cit. (2), p. 41, fa notare che Freind e Portal, seguendo l'Enciclopedia di Diderot, attribuiscono a Mondino la cittadinanza milanese senza spiegare il perché. Il testo dell'explicit dell'edizione princeps dell'Anothomia (cf. Introduzione) può offrire una spiegazione. Questa edizione fu stampata a Pavia, che nel 1478 faceva parte del territorio milanese sotto la signoria di Gian Galeazzo Sforza. Nel testo "Explicit Anothomia Mundini prestantissimorum doctorum almi studii Ticinensis ..." i due genitivi plurali dopo il nome di Mondino sono abbreviati con il simbolo di -rum . Penso sia plausibile pensare che il compilatore dell'Enciclopedia, non conoscendo bene questo simbolo, abbia scambiato quegli attributi dei dottori ticinesi per attributi di Mondino, che diventò così un milanese.
[19]Sarti, M. e Fattorini, M. (ed. Albicini e Malagola) (1888-96) "De claris archigymnasii bononiensis professoribus " , Tomo I, p. 550. Officina Fr.lli Merlani, Bologna.
[20] Raimondi, E., Guicciardi, L. & Masino, C. (1986) "Per una storia della farmacia in Italia", vol. IV, Emilia-Romagna, pp. 5-6. Edizioni Skema, Bologna.
[21] Tiraboschi, op. cit. (5), p. 220. Fantuzzi, op. cit. (2), p. 42. Guidicini, G. (1873) "Cose notabili della città di Bologna - Storia cronologica de' suoi stabili sacri, pubblici e privati", vol. I, p. 74. Edizione curata da Ferdinando Guidicini. Tipografia Militare, Bologna. Esiste una ristampa del 1972 di Forni Editore, Bologna.
[22] Sarti e Fattorini, op. cit (19).
[23] Sorbelli, A. (1910-38) "Rerum Italicarum Scriptores ", nuova edizione diretta da G. Carducci e V. Fiorini, Tomo XVIII, Parte I, "Corpus chronicorum bononiensium ", vol II, (periodo storico dal 1105 al 1350), pp. 201-205. Casa Editrice S. Lapi, Città di Castello.
[24] Muratori, L. A. (17..) "Rerum Italicarum Scriptores ", vol. XVIII "Historia Miscella bononiensis " di Frate Bartholo Malo della Pugliolo, (pp. 239-560), p. 290. Milano.
[25] Fantuzzi op. cit. (2), p. 42.
[26] Zaccagnini, G. (1923-24) "L'insegnamento privato a Bologna e altrove nei secoli XIII e XIV" Atti e memorie della R. Dep. di Storia patria per la provincia di Romagna, serie IV, vol. 14, fasc. iv-vi, (pp. 254-301), pp. 271-272.
[27] Fantuzzi, op. cit. (2), p. 42.
[28] Mazzetti, S. (1848) "Repertorio di tutti i professori antichi e moderni della famosa Università e del celebre Istituto delle Scienze di Bologna", p. 187. Tipografia di S. Tommaso d'Aquino, Bologna.
[29] Sighinolfi, op. cit. (3), p. 13. Questo autore mantiene anche l'anno 1307 come quello in cui Liuzzo insegnò pubblicamente all'Università, perpetrando la confusione con la nomina del Comune (cf. X).
[30] Mazzetti, S. (1840) "Memorie storiche sopra l'Università e l'Istituto delle Scienze di Bologna", p. 377. Tipografia di S. Tommaso d'Aquino, Bologna.
[31] Bisogna però notare che questo catalogo dei laureati ed aggregati trascritto da Mazzetti non sembra essere affidabile, almeno per il periodo in questione. L'autore dice che l'informazione dei primi secoli proviene da un catalogo "stampato nell'anno 1664 pei Tipi del Monti in Bologna". In effetti si tratta di Albertini (1644) "Catalogus omnium doctorum collegiatorum in artibus liberlibus et in Facultate Medica ", Typis Iacobis Monty, Bononia . Una rapida analisi critica di questo lavoro da parte del Dott. Mario Fanti dell'Archiginnasio di Bologna ha portato alla conclusione che questo elenco di medici, che Mazzetti ha trascritto da Albertini, non possa riferirsi ai Collegi Medico e Filosofico, i cui Statuti furono approvati da Giulio II nel 1507. I nomi elencati fin dal 1156 sembrano semplicemente dei riferimenti a medici ed artisti menzionati nei documenti bolognesi del periodo. Fra gli altri, in questo elenco figurano Guido Guinicelli (1220), Nerino Liuzzi (1240), Pietro Crescenzi (1280), Taddeo Alderotti (1280), Mondino di Nerino Luzzi (1291), Bartolomeo da Varignana (1293), Michele di Riniero da Bertalia (1294), Luzio Luzzi (1306), Alberto Zancari (1326) e Mondino Luzzi (1348) filosofo ed ultimo figlio del Mondino anatomista (cf. XXIV).
[32] Ghirardacci, C. (1596) "Della Historia di Bologna ", Parte I, tavola 504. Stampato da Giovanni Rossi, Bologna. Esiste una ristampa del 1976 di Arnaldo Forni Editore, Bologna. Bisogna notare che l'assenza di citazioni del genere da parte di Ghirardacci non implica necessariamente che Liuzzo non avesse insegnato per l'università negli anni in questione. La registrazione potrebbe essere andata persa o poteva aver insegnato con retribuzione diretta da parte degli studenti.
[33] Alidosi, G. N. (1623) "I dottori bolognesi di Teologia, Filosofia, Medicina e d'Arti Liberali", p. 137. Stampato da Niccolò Tebaldini, Bologna.
[34] Albertini, op. cit. (31). Come già notato, l'informazione di Albertini, che fu trascritta da Mazzetti, op. cit. (30), p. 376, ha bisogno di ulteriore documentazione per essere considerata sicura, ma conferma quella dell'Alidosi ed assieme rappresentano i riferimenti più antichi dell'associazione di Mondino alla confraternita medica.
[35] Sighinolfi, op. cit. (3), p. 13.
[36] Dallari, op. cit. (12), p. 1 .
[37] Dall'Osso op. cit. (14).
[38] Sarton, G. (1927-28) "Introduction to the History of Science", Vol. II, Parte II, (pp. 842-845), p. 845. Baltimore.
[39] Siraisi, op. cit. (16), pp. 69 e 429.
[40] L.G. (1932) ISIS, vol 19, p. 261.
[41] Sighinolfi, op. cit. (3), p. 13. Si veda anche il lavoro di Vito Vitale (nota 42).
[42] Vitale, V. (1902) "Il dominio della Parte Guelfa in Bologna (1280-1321)" Biblioteca storica bolognese, vol. 4, pp. 80-96. Esiste una ristampa anastatica di Arnaldo Forni Editore, Bologna. Questo lavoro fornisce precisi riferimenti ai documenti d’epoca (o alla documentazione del Ghirardacci) come fonti d’informazione. Da un’analisi di questa documentazione, Mondino si doveva trovare nella lista dei banditi del 10 ottobre 1300 (p. 93) ed in quella dei banditi riammessi nel 21 giugno 1303. Importante per capire le motivazioni dei Bianchi è la frase di Vitale (p. 94) “... cosicchè ora ai nuovi nemici guelfi [I Neri] era fatta condizione peggiore che ai ghibellini.”
[43] Siraisi, op. cit. (16), pp. 45-49. Siraisi, N.G. (1977) "Taddeo Alderotti and Bartolomeo da Varignana on the nature of medical learning" ISIS, vol 68, (n. 241), pp. 27-39.
[44] Sighinolfi, op. cit. (3), p. 13.
[45] Nel suo testamento (cf. XXIII) Mondino lascia una proprietà agricola in località di Rio di Purpurola ai fratelli e specifica che si trova lungo il torrente Aposa, probabilmente sulle colline nella zona vicino a Barbiano dove egli aveva un'altra proprietà agricola (cf. XVIII).
[46] Come accennato nel commento dell'albero genealogico, questi non sono gli stessi nomi dei fratelli di Mondino indicati dal testamento (cf. XXV).
[47] Zaccagnini, op. cit. (26), pp. 292-293. Ghirardacci, op. cit. (32), parte I, tavola 504.
[48] Ghirardacci, op. cit. (32). Sorbelli, op. cit. (23).
[49] Dallari, op. cit. (12), p. 2.
[50] Martinotti, G. (1911) "L'insegnamento dell'anatomia in Bologna" Studi e memorie per la storia dell'Università di Bologna, vol II, pp. 3-146. Zaccagnini, G. (1926) "La vita dei maestri e dei scolari nello studio di Bologna nei secoli XIII e XIV". L.S. Olschki, Ginevra.
[51] Pantanelli, op. cit. (12).
[52] Nella pubblicazione "I Rettori dall'antico Studio alla moderna Università" di Carlo Malagola, recentemente rivista ed accresciuta da Gian Paolo Brizzi (Supplemento al n. 10 del Bollettino dell'Università di Bologna, ottobre 1988, p. 17), Andrea da Viterbo figura effettivamente come Rector scholarium artistarum nel periodo 1311-1312.
[53] Zaccagnini, op. cit. (50).
[54] Busacchi, V. (1987) "Mondino de' Liuzzi e i primordi della 'moderna' anatomia nell'antico Studio bolognese" Strenna Storica Bolognese, vol. 37, (pp.101-112), p. 103.
[55] Sighinolfi, op. cit. (3), p. 13. Gaudenzi, op. cit. (17).
[56] Gaudenzi, A. (1889) "Gli statuti delle società delle armi del popolo di Bologna" Bullettino dell'Istituto Storico Italiano, vol. 8, pp. 7-74.

[57] Sorbelli, A. (1944) "Storia della Università di Bologna". Zanichelli, Bologna. Martinotti, op. cit. (50).

[58] Dallari, op. cit. (12), p. 3.
[59] Si tratta della Porta Stiera, lo stesso quartiere menzionato in un altro documento (cf. XVI).
[60] Dallari pensa che si tratti di un errore di scrittura, per cui si dovrebbe leggere legenti e, più avanti, legit .
[61] Sighinolfi, op. cit. (3), p. 14.
[62] Ghirardacci, op. cit. (32), parte I, tavola 591.
[63] Sorbelli, op. cit. (23), Tomo XXXIII, Parte I, "Della Historia di Bologna di C. Ghirardacci", pp. CXXXIII-CXLIV (Prefazione).
[64] Sighinolfi, op. cit. (3), p. 14.

[65] Ferrero-Rognoni, M. (1985) "S. Vitale e S. Agricola e la loro chiesa in Bologna", pp. 17-26. Opuscolo pubblicato dalla Parrocchia dei SS. Vitale ed Agricola in Arena, Via San Vitale, Bologna. Raule, A. (1962) "La chiesa dei Santi Vitale e Agricola in Bologna". Arnaldo Nanni Editore, Bologna.

[66] Grandi, R. (1982) "I monumenti dei dottori e la scultura a Bologna (1267-1348)", p. 138. Istituto per la Storia di Bologna, Bologna.
[67] Rossi-Manaresi, comunicazione personale. Per informazioni sui tipi di arenarie usate per la scultura in Bologna ('macigne' o 'masegne') cf. il catalogo per la mostra "Bologna - Centro Storico", Palazzo d'Accursio 1970, edito da Edizioni Alfa, Bologna. Rossi-Manaresi, R. (1986) "Restauri a Bologna a Ferrara", pp. 21-23, 32-33. Fondazione Internazionale Cesare Gnudi, Bologna.
[68] Medici, op. cit. (8), p. 21. Ricci, C. (1888) "Monumenti sepolcrali di lettori dello Studio bolognese", Bologna. L'iscrizione in questione è la seguente:
+ GLORIA NATURE MEDICA VIRTUTE LEUCI
CUJUS ERANT CURE MORIENTES REDERE LUCI
INVIDIA FATI RECUBAS JAM NOMEN ADEPTUS
COMPAR IPOCRATI SUBLIMI MARMORE SEPTUS
ANNIS MILLENIS TERCENTUM BISQUE NOVENIS
DUN SOL TERDENIS AUGUSTUM TORQUET HABENIS
[69] Medici, op. cit. (8), p. 20.
[70] Fantuzzi, op. cit. (2), p. 44. Dal 1780 diversi moti popolari vennero repressi dalle truppe papaline. Napoleone entrò a Bologna il 19 giugno 1796.
[71] Busacchi, op. cit. (54), p. 106.
[72] Ghirardacci, op. cit. (32), Parte II, tavola 18. Filippini, F. (1921) "L'esodo degli studenti da Bologna nel 1321" Studi e Memorie per la storia dell'Università di Bologna, serie 2, vol. VI, p. 181. L'intero documento relativo all'incarico d'insegnamento è stato trascritto in questo lavoro.
[73] Medici, op. cit. (8), p. 37.
[74] Giorgi, P. P. & Pasini, G. F. (1992) Mondino de’ Liuzzi – Anothomia, Bibliografia dei lavori che danno informazione su Mondino. Istituto per la Storia dell’Università di Bologna, Bologna
[75] Zaccagnini op. cit. (50), p. 72.
[76] Sighinolfi, op. cit. (3), p. 15.
[77] Rossi, A. (1963) "Boccaccio autore della corrispondenza Dante-Giovanni del Virgilio" Miscella storica della Valdelsa, vol. 69, pp. 130-172.
[78] Livi, G. (1921) "Dante a Bologna - Nuovi studi e documenti". Zanichelli, Bologna.
[79] Ghirardacci, op. cit. (32), parte II, tavola 56. In questo caso l'autore ha aggiunto la referenza del documento dal quale ha ottenuto l'informazione: Lib. Provis. V. fol. 113. Filippini, F. (1930) "Cecco d'Ascoli a Bologna" Studi e Memorie per la storia dell'Università di Bologna. Serie 2, vol. X, pp 33-35. L'intero documento relativo a questo incarico d'insegnamento è stato trascritto qui.
[80] Siraisi, op. cit. (16). Ottosson, P-G. (1984) "Scholastic medicine and philosophy". Edizioni Bibliopolis, Napoli.
[81] Giorgi & Pasini, op. cit. (74).
[82] Frati e Pantanelli, op. cit. (12), pp. 3-6.
[83] In "I rettori: dall'antico Studio alla moderna Università" di Carlo Malagola, rivisto ed accresciuto da Gian Paolo Brizzi (Supplemento al n. 10 del Bollettino dell'Università di Bologna, ottobre 1988, pp. 18-19) questo Rettore non figura. Il documento qui descritto sembra quindi riempire un vuoto nella conoscenza dei rettori dello Studio bolognese.
[84] Medici, op. cit. (8), p. 37.
[85] Medici, op. cit. (8), p. 33.
[86] Albertini, op. cit. (31) fornì la lista delle aggregazioni ai collegi di medicina ed arte, che fu poi poi trascritta da Mazzetti, op. cit. (30). Per l’anno 1291 figurano due nominativi, di cui il primo è: "Luzzi Mondino di Nerino, Prof. di Filosofia e Medicina, detto il principe degli Anatomici. Morì il 30 Agosto 1318". Questo errore di data viene poi corretto in 1326 dall'autore nell'errata corrige a pagina 459. Ma questa data sbagliata va probabilmente rintracciata nel lavoro di Alidosi del 1623, op. cit. (33), che ritenne la tomba di Liuzzo in San Vitale (cf. XVII) essere quella di Mondino e riportò la data di morte dello stesso come fosse quella scolpita sulla pietra tombale: "Morì del .. a' 30. d'Agosto, e fu sepolto in ss. Vitale & Agricola, dove se gli conservano li sotto scritti versi ...". Ovviamente questo autore si rese conto che quel dottore non poteva essere morto nel 1318, se sei righe più su era detto insegnare nel 1322 - in verità 1321 (cf. XIX) - e nel 1324 . Quindi egli lasciò due punti al posto dell'anno. Ma il 1318 era là per tutti da leggere sotto il portico di San Vitale, per cui l'errore di data continuò per duecento anni, assieme alla credenza che quella fosse la pietra tombale di Mondino (come viene ancora riportato da alcune guide turistiche). Gli stessi tre autori qui citati furono fonte di confusione riguardo la data della laurea di Mondino (cf. ‘La laurea di Mondino’ qui sopra).
[87] Frati e Pantanelli, op. cit. (12), p. 7.
[88] Medici, op. cit. (8), p. 21.
[89] Grandi, op. cit. (66), p. 138.
[90] Fantuzzi, op. cit. (2), p. 43.
[91] Qualche anno prima Tiraboschi, op. cit. (5), p. 221, aveva riportato lo stesso documento in modo leggermente diverso: "Item Fr. Guido de Spatis &c. pro anima Magistri Mundini l. 15 q. 68 ".
[92] Siraisi, op. cit. (16), p. 27-42.
[93] Sorbelli, op. cit. (57), vol I, pp. 158 e 191.
[94] Sorbelli, op. cit. (23), pp. 369-370.
[95] Muratori, L. A., op. cit. (24), p. 340.
[96] Sorbelli, op. cit. (23), p. 238, righe 9-10.
[97] Medici, op. cit. (8), p. 32.
[98] Medici, op. cit. (8), pp. 30-34.
[99] Roth, M. (1892) "Andreas Vesalius Bruxellensis", p. 6, nota 3. Ristampa (1965) di Nachdruck Asher & Co, Amsterdam. Bullock, V. (1958) "Medieval Bologna and the development of medical education" Bulletin of the History of Medicine, vol. 32, p. 206.
[100] Fantuzzi, op. cit. (2), p. 46.
[101] Singer, C. (1925a) "The evolution of anatomy", pp. 74-86. Kegan Paul, Trench, Trubner & Co., Londra. Singer, C. (1925b) "The Fasciculo di Medicina, Venice 1495" , Part I, p. 52. R. Lier & Co, Firenze.
[102] Whitteridge, G. (1964) "The anatomical lectures of William Harvey", pp. 72-490. E. & S. Livingstone LTD, Edinburgo e Londra.
[103] Fantuzzi, op. cit. (2), p. 42.
[104] Dall'Osso, op. cit. (14), p. 251.
[105] Ibidem
[106] Ibidem
[107] Alidosi, op. cit. (33), p. 138. Mazzetti, op. cit. (28), p.187.
[108] Muratori, op. cit. (24), vol XXI, "De dignitate urbis bononiae " di Johannis Garzonii, (pp. 1140-1168), p. 1162
[109] Alidosi, op. cit. (33), p. 142.
[110] Facciolati (1787) "Fasti Gymnas. Patav. ", Tomo 1, p. 40. Pavia.
[111] Fantuzzi, op. cit. (2), p. 44.

[112] Playfair-McMurrich, J. (1930) "Leonardo da Vinci the anatomist", p. 22. Williams & Wilkins Co., Baltimore. Singer, op. cit. (100, 1925b), p. 52. Leonardo da Vinci "Quaderni d'anatomia", vol I, 12 r.